Page 448 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Tutto ciò non lo sottrasse agli attacchi aerei durante il giorno, con
diverse perdite, né a quelli delle motosiluranti tedesche nel corso della notte,
che affondarono un caccia e danneggiarono un incrociatore.
Il giorno successivo Vian riprese la via di Malta: in ogni caso avreb-
be almeno trattenuto la flotta italiana a levante.
In effetti Jachino proseguì la sua marcia, fiducioso di intercettare il
nemico in pieno giorno e in mare aperto (uno dei cacciatorpedinieri di-
sponeva di radar tedesco, ma l'impreparazione al combattimento nottur-
no non era stata affatto superata).
La giornata del 15 risultò però funesta per la flotta italiana. Alle O 5 .15
un aerosilurante immobilizzò l'incrociatore Trento (che successivamente sa-
rebbe stato affondato da un sommergibile) e nella mattinata gli otto qua-
drimotori "B-24 Liberator", americani, presenti a quel tempo in Medi-
terraneo attaccarono la formazione, colpendo da alta quota una torre di
grosso calibro della corazzata Littorio. La nave fu poi colpita, in tarda sera-
ta, anche da un siluro aereo.
La situazione restava tuttavia pesante per gli inglesi, attaccati dall'a-
ria e minacciati nonostante tutto dalla flotta italiana.
Vian eseguì varie inversioni di rotta, anche per sconcertare il nemi-
co, ricevendo alla fine libertà d'azione. Decise allora di rientrare ad Ales-
sandria, subendo tuttavia ulteriori perdite.
Dal canto suo Jachino, constatata l'incertezza sulla posizione e sulle
intenzioni del nemico, fu autorizzato da Supermarina a rientrare a sua
volta a Taranto.
Si concludeva così il ciclo di operazioni che in Italia ricevette la de-
nominazione di "Battaglia di Mezzo Giugno".
Il periodo giugno-agosto 1942: gli anglo-americani pensano al futuro
Nonostante i parziali insuccessi dell'Asse, la battaglia aveva dimo-
strato che gli inglesi non erano in grado di forzare in grande stile il blocco
di Malta.
L'ammiraglio Harwood, che difettava anche di parti di rispetto per
le sue poche navi, temeva di essere costretto ad abbandonare Alessandria.
Spostò il proprio comando a Ismailia e diradò precauzionalmente la flotta
tra Haifa, Beirut e Port Said.
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