Page 456 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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canto suo il maresciallo Kesselring riaffermò di  non poter distogliere ae-
                rei (benché a Messina esistesse da tempo un apposito comando della Luft-
                waffe, con bimotori "Bf 110" da caccia pesante e ufficiali di collegamento
                imbarcati sulle  navi  italiane).

                    In effetti la Regia Aeronautica aveva ammassato, la sera precedente,
                203 apparecchi da combattimento nelle basi sarde e siciliane, per scortare
                i quali esistevano soltanto 149 caccia, di cui 67 dislocati in Sicilia. Quan-
                to alla Luftwaffe disponeva di  180 velivoli da combattimento con soli  51
                cacCla.

                    Per le navi, la Marina chiedeva almeno trenta velivoli,mentre l'Aero-
                nautica  ne  offriva  non  più di venti,  buona parte dei  quali biplani  "CR
                42"  destinati  in Libia,  ma appositamente trattenuti  per qualche giorno
                in Sicilia.

                    Alla fine  Supermarina decise di  rinunciare all'intervento delle  navi,
                sostenendo che il numero di aerei disponibili non avrebbe potuto assicu-
                rare  un  minimo  di  copertura  permanente.

                    In effetti  i  calcoli  eseguiti in precedenza indicavano che,  per  poter
                disporre  di  pattuglie  aeree  della  durata  di  un'ora  durante  tutto  l'arco
                delle  15  ore  di  luce  -  cioè  per  a vere  quindici  pattuglie  in  volo  sulle
                navi  nella  giornata  -  sarebbero  occorsi  sessanta  velivoli,  ciascuno  dei
                quali avrebbe dovuto eseguire più missioni al giorno.  In ogni  caso  que-
                sto  risultato  non sarebbe stato raggiunto  neppure se  fossero  stato dispo-
                nibili  i  trenta  apparecchi  richiesti  dalla  Marina.  Le  navi  sarebbero  poi
                rimaste  senza  scorta  nelle  ore  notturne.
                     Gli inglesi non ignoravano, dopo tante esperienze,  che la Marina ita-
                liana risultava regolarmente sprovvista di copertura aerea e che,  in ogni
                caso,  non  era  in grado  di  combattere  di  notte  ad  armi  pari  (in  effetti
                anche in quell'occasione Supermarina aveva prescritto di evitare il  com-
                battimento  notturno).

                     D'altra parte i comandi britannici temevano anche un possibile inter-
                vento  delle  corazzate  italiane,  che  sapevano  dislocate  a  Taranto;  avreb-
                bero potuto intercettare il convoglio  150 o 200 miglia a ponente di Mal-
                ta,  mentre Syfret distava  con le  sue corazzate  500 miglia  o  poco meno:
                ammesso  che accettasse  di infilarsi  nel  Canale di  Sicilia avrebbe dovuto
                navigare non meno di 21  ore per giungere nell'area della battaglia, sem-


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