Page 459 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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L'Asse aveva  forse  espresso il suo massimo sforzo di coordinamen-
           to  nell'impiego  delle  forze,  ma,  ancora  una  volta,  non  aveva  realizzato
           una  direzione  integrata  delle  operazioni.
                D'altra parte l'ago  della  bilancia,  anche in Mediterraneo,  stava  or-
           mai per spostarsi  dal lato  degli  Alleati.  Gli  sforzi  che  italiani e tedeschi
           non  avevano  fatto  in  precedenza  per  realizzare  una  direzione  unitaria
           della  guerra  non  sarebbero  comunque più stati  possibili,  perché  ormai
           l'impeto degli avvenimenti stava per travolgere reparti e comandi, senza
           lasciare  il tempo  per  ripensamenti  di  fondo  e  razionalizzazioni.
                Prima della fine d'anno, l'invasione della Libia, gli sbarchi anglo-ame-
           ricani nel Nordafrica francese e la fine di ogni possibile collaborazione tra
           Vichy e l'Asse, mutarono profondamente lo  scenario strategico e politico.

                L'Asse perse ogni possibilità di iniziativa strategica e per la Marina
           italiana  cessò  la  possibilità di  rappresentare un fattore  decisivo:  la  pre-
           valenza  del  nemico  aveva  ormai  assunto  dimensioni  tali,  da  superare
           qualsiasi  possibilità  di  successo  anche  nell'ipotesi  -  pur  irreale  -  di
           un  indisturbato  flusso  di  traffico  tra  Italia  e  Libia.
                Meno che mai si sarebbe ancora potuto discutere circa la possibili-
           tà,  per  la  Regia  Marina,  di  adottare  una  strategia  di  tipo  offensivo,  o
           quantomeno difensivo-offensivo.  Alla fine  del  1942 non esistevano alter-
            native  alla  difensiva;  al  massimo  sarebbe  stata  possibile  qualche  locale
           mossa  offensiva.
                L'apporto, in ogni caso modesto,  delle  nuove costruzioni e della produ-
           zione di  nuove armi e apparecchiature (come radar ed ecogoniometri, siluri
           a propulsione elettrica e altro) non poteva comunque mutare la situazione.

                La  guerra,  in  realtà,  era  perduta.


            Qualche  riflessione  retrospettiva

                Se il valore della "storia" sta nella comprensione dei suoi  "perché"
           e  dei  suoi  "come",  occorre  trarre dai  fatti  qualche  ulteriore  considera-
           zione  che  aiuti  a  capire.
                Salgono  spontanee  alcune  domande  di  fondo:
            Malta  fu  davvero  tanto  importante?
           E  perché la  guerra  dei  convogli  divenne  il centro  della  strategia  medi-
           terranea?
                Si  possono  tentare  alcune  risposte.


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