Page 463 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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tato  regolarmente  in Libia  quasi  tutto  ciò  che  era  partito:  si  erano  per-
           duti,  in  media,  il  14,3%  degli  uomini, ma soltanto  il  7%  dei  materiali
           e  il  4%  dei  carburanti (lO).  In  quest'ultimo  caso,  poi,  il  progressivo  al-
           lontanamento del fronte terrestre dal confine libico aveva  indotto a  spo-
           stare  le  rotte  dei  convogli  sempre  più  a  levante,  così  da  uscire  spesso
           dal  raggio  d'azione  delle  forze  aeree  di  Malta.  Velivoli  e  sommergibili
           di  Cipro,  di  Haifa  e  delle  basi  egiziane  -  più  che  quelli  di  Malta  -
           erano  stati  allora  responsabili  delle  suddette  perdite.
                In realtà- a parte ogni considerazione sull'adeguatezza dell'azione
           di comando italiana e tedesca  -  emerge chiaramente un fatto:  la  spro-
           porzione tra l'entità dei rifornimenti inviati dall'Italia in Libia e la mas-
           sa  di  materiali  spediti  all'Armata  del  N ilo  era  enorme,  sufficiente  da
           sola  a  sommergere  le  forze  dell'Asse.
                Qualche  esempio  può  risultare  eloquente.
                Nel luglio  1942  il  presidente Roosevelt  dispose  l'invio  di  trecento
           carri armati "Sherman", un centinaio di o bici semoventi, altrettanti qua-
           drimotori  "Liberator"  da  bombardamento,  oltre  a  quaranta  aerei  d'at-
           tacco  "Invader  A-20",  proprio  mentre  il  Comando  del  Cairo  stava
           attendendo  l'arrivo  di  due  divisioni  di  fanteria  e  di  altre  truppe.

                Un  raffronto  con  i  dati  della  produzione  di  mezzi  bellici  italiani
            destinati  al Regio  Esercito  fornisce  la  misura  dello  squilibrio:  nel  1940
            risultano  prodotti  100 carri di tipo medio  ("Mll-39"); l'anno successi-
           vo  la  produzione  risulta  di  1220 unità fra  carri  armati  medi  e leggeri,
           semoventi d'artiglieria,  carri  comando e  autoblindo;  lo  stesso  genere  di
            produzione  cala,  nel  1942,  a  667  unità  in  tutto < 11>.
                Tutto ciò senza considerare le  differenze qualitative, che pure ebbe-
            ro  un  notevole  peso.
                In ogni modo gli inglesi, con tipico realismo,  non persero l'occasio-
            ne  di valorizzare  Malta  non appena apparvero chiari i limiti  dell'appa-
            rato  militare  italiano.
                Poiché l'isola  offriva  reali  possibilità di  offesa  ai  traffici  con la  Li-
            bia,  essi  fecero  tutto  ciò  che  potevano  per  ottimizzare questa  capacità.



            (10)  Cfr.  particolarmente, G.  Fioravanzo,  in "Dati statistici", vol.  I,  II  ed.  La Marina
                italiana nella seconda guerra  mondiale.  Roma,  U.S.M.M.,  1972; oltre a  G.  Giorgeri-
                ni,  La  Battaglia  dei  convogli  in  Medite"aneo,  Milano,  Mursia,  1977.
            (11)  Cfr. G. Benussi,  Ca"i armati e auto blindate dell'Esercito italiano  1918-1943, Milano,
                Intergest,  1975.


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