Page 435 - L'Italia in Guerra. Il quinto anno 1944 - L’Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi. (1944-1994)
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434 MARIA GABRIELLA PASQUALINI
- se analizzate non tanto nei loro valori assoluti, ma poste tra di loro a
confronto - indubbiamente meglio di altre valutazioni, quale era la dram-
matica situazione alimentare degli italiani in quei due anni finali del con-
flitto. Ovviamente l'analisi di cifre statistiche di questo tipo fornisce solo
un'idea complessiva della situazione generale su tutta la penisola: è indubbio
che le realtà locali, del singolo paesino o della cittadina, variavano moltis-
simo, dipendendo strettamente dalle vicende belliche del momento; molti
sono i ricordi di testimoni dell'epoca che sostengono, ad esempio, di non
aver mai visto pomodori o patate o frumento in quegli anni, ma molto
dipendeva appunto in quale zona - campagna, montagna, zone centro
di forti attività di resistenza, ove frequenti potevano essere i rastrellamen-
ti e le requisizioni- erano stati sfollati o se avevano continuato ad abitare
nelle città.
La discesa verticale della produzione cerealicola e ortofrutticola era
avvenuta per la concorrenza di una serie di motivi: il progressivo spopo-
lamento delle campagne, dovuto in primo luogo all'invio al fronte delle
braccia valide e quindi nonostante l'impegno dell'elemento femminile e
i congedi per la mietitura e la vendemmia, che venivano dati ad hoc ai
soldati, la produzione granaria e le coltivazioni in genere avevano avuto
un ovvio consistente calo. Se nei primi due-tre anni di guerra, nonostante
le difficoltà varie, si era riusciti ad avere comunque un accettabile livello
produttivo, in seguito i bombardamenti e la guerra combattuta sul terri-
torio avevano cancellato oliveti e agrumeti, avevano reso impossibile la
coltivazione del grano e dove qualcosa era stato nonostante tutto ottenuto,
gli spezzoni incendiari, lanciati in gran numero durante le incursioni ae-
ree, avevano bruciato il risultato di grandi fatiche e l'oggetto di affamate
speranze; non a caso, in particolare nel quotidiano "Osservatore Romano"
del 1944, normalmente in seconda pagina, sono frequenti articoli, stile
editoriale, di esperti nel settore agro-alimentare circa la necessità di pro-
grammare prioritariamente, ancor prima della fine del conflitto, la piani-
ficazione e la ripresa delle campagne granarie e olearie, per ripristinare
subito una produzione conveniente alle esigenze delle abitudini alimenta-
ri della popolazione italiana. Anche altri quotidiani dedicarono articoli
a questo problema, ma sul giornale del Vaticano essi furono frequentissi-
mi, almeno due o tre a settimana.
I famosi "orti di guerra", allestiti nelle piazze di tutte le città e le citta-
dine in numero notevole, apportavano solo una percentuale irrisoria alla
produzione generale e servivano solamente alla retorica dell'immagine
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