Page 437 - L'Italia in Guerra. Il quinto anno 1944 - L’Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi. (1944-1994)
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436 MARIA GABRIEllA PASQUALINI
il mercato nero non solo fiorente, ma appoggiato, sostenuto e coperto dai
consumatori, che trovarono in esso l'unica possibilità di sopravvivenza.
Il mercato nero veniva visto dal popolo quasi come "un'opera filantropi-
ca": così si esprimeva in un editoriale particolarmente violento sulla "Stam-
pa" del 28 gennaio 1944 il giornalista Concetto Pettinato, che accusava
apertamente il regime di aver procurato questa situazione e di tollerarla,
poiché il mercato nero era in realtà il risultato di un duello mortale tra
prezzi politici e prezzi economici.
Né si può poi dimenticare in questo quadro, nonostante i quotidiani
"bollettini di vittoria" del regime, il fallimento generale della politica de-
gli ammassi, fallimento che si evidenzia ancora di più nel 1944, quando
accanto alla consueta riluttanza degli agricoltori e degli allevatori a porta-
re i loro prodotti nei luoghi previsti e avere il pagamento delle merci dallo
Stato a prezzi assolutamente irrisori, un nuovo elemento, questa volta for-
temente politico e quindi non solamente economico, spinse i contadini
a non consegnare più i prodotti: per esempio, manifestini intitolati "La
vanga - Il giornale del contadino" nelle zone di Urbino e di Pesaro esorta-
vano i contadini a nascondere i prodotti e a conservarli per gli "italiani"
(ovviamente partigiani), di non darli ai tedeschi e ai fascisti, .insegnando
peraltro come mantenere a lungo cibi di varia natura.< 28 l I manifestini di
questo tipo che circolarono un po' in tutte le campagne, ma in particolare
in quella toscana, in quella marchigiana, umbra e romagnola, sosteneva-
no che ''bisognava affamare il nemico'' e quando non si poteva fare a meno
di consegnare dei viveri, non si dovevano accettare marchi o lire della Re-
pubblica di Salò, perché tali valute sarebbero divenute rapidamente carta
straccia: bisognava accettare solo "cose", applicare cioè il sistema econo-
mico di base del baratto, per chi, fascista o tedesco, chiedesse generi ali-
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mentari per uso personale. Secondo "La falce" <9l era compito dei
contadini far in modo che il raccolto non cadesse in mano dei tedeschi
o dei fascisti perché "il raccolto, frutto del sudore e delle braccia italiane" era
"del popolo italiano". Alcuni dei manifestini incitavano poi gli operai e i
contadini, insieme agli impiegati, a scendere in sciopero, chiedendo fra
l'altro l'aumento delle razioni alimentari, scioperi che avvennero puntual-
mente in moltissime zone dell'Italia occupata dai tedeschi. I contadini
(28) ACS, Ministero dell'Interno, Divisione Affari Riservati, P.S. 1944, b.15, f.38/1 -
Pesaro, Urbino.
(29) Anno l, n. 2, esemplare conservato in ibid., b.15 f.39/1 'Manifestini e stampe sov-
versive'.
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