Page 130 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
P. 130
128 Dalla Battaglia D’arresto alla Vittoria
Gualtiero Castellini
Eccoci ai piedi delle posizioni che dovremo
occupare e tenere – spero – fino all’estremo
Gualtiero Castellini apparteneva a una famiglia di solide tradizioni risor-
gimentali: il nonno paterno Nicostrato era caduto nel 1866 a Vezza d’Oglio
combattendo contro gli austriaci nella III guerra d’Indipendenza con il Ge-
nerale Giuseppe Garibaldi; alla formazione politica e patriottica del giovane
Gualtiero contribuì anche lo zio materno Scipio Sighele, irredentista, che l’o-
rientò verso l’idea nazionalista. Castellini, riformato alla visita di leva, volle
comunque prender parte alla Prima guerra mondiale e riuscì a essere arruolato
nel corpo degli Alpini. Nelle lettere inviate a casa e nel Diario, che qui di se-
guito sono presentati, descrisse la drammatica ritirata dal Cadore, dal monte
Cauriòl, la rocciosa piramide delle Alpi di Fassa. Nella notte del 5 novembre
la sua unità, il III Raggruppamento alpino, ricevette l’ordine di abbandonare
le posizioni fatte sue col sangue. L’obiettivo strategico di quell’ordine era di
contrastare e di ritardare l’avanzata delle truppe nemiche per consentire alla IV
Armata di raggiungere quanto prima il massiccio del Grappa che doveva co-
stituire con il Piave l’estrema difesa della fronte italiana. Non dunque una fuga
disordinata di sbandati, ma una vera e propria operazione di guerra, scandita
da duri combattimenti, da manovre repentine e rischiose per sbarrare il passo
al nemico. Per raggiungere il Grappa furono abbandonati paesi e valli da cui
provenivano molti degli alpini con l’angoscia che cresceva davanti alle donne
che ci guardavano – e che non vedevamo da mesi – noi, uomini, dovevamo
sfilare pensando che non le potevamo difendere. Alla fine di questo doloroso
ripiegamento durato 10 giorni, il 14 novembre Castellini scriveva a casa alla
madre di essere giunto sulle posizioni che avrebbero tenuto fino all’estremo.
Dall’11 al 14 dicembre il Grappa fu investito da una possente, martellante
offensiva: dal Monfenera al Monte Tomba, allo Spinoncia, a Fontana Secca,
al Col dell’Orso la battaglia si accese su tutte le quote del massiccio. Era ri-
presa la grande azione delle truppe austro – tedesche per scardinare la linea
del Grappa e aggirare la difesa del Piave, l’attacco che avrebbe dovuto mettere
fuori gioco definitivamente l’Italia dalla guerra. Ma fino all’estremo davvero
furono tenute quelle posizioni dai suoi alpini, cui il giovane capitano dedica
parole commosse e grate. La resistenza delle truppe italiane in condizioni am-
bientali difficilissime fu straordinaria: poveri cari alpini, come attaccano e
contrattaccano! Qui è diventata verità la frase del difendere brano a brano il
paese. A questi eventi Castellini prese parte con la consueta risolutezza, fede

