Page 130 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                                           Gualtiero Castellini

                      Eccoci ai piedi delle posizioni che dovremo

                      occupare e tenere – spero – fino all’estremo




                     Gualtiero Castellini apparteneva a una famiglia di solide tradizioni risor-
                  gimentali: il nonno paterno Nicostrato era caduto nel 1866 a Vezza d’Oglio
                  combattendo contro gli austriaci nella III guerra d’Indipendenza con il Ge-
                  nerale Giuseppe Garibaldi; alla formazione politica e patriottica del giovane
                  Gualtiero contribuì anche lo zio materno Scipio Sighele, irredentista, che l’o-
                  rientò verso l’idea nazionalista. Castellini, riformato alla visita di leva, volle
                  comunque prender parte alla Prima guerra mondiale e riuscì a essere arruolato
                  nel corpo degli Alpini. Nelle lettere inviate a casa e nel Diario, che qui di se-
                  guito sono presentati, descrisse la drammatica ritirata dal Cadore, dal monte
                  Cauriòl, la rocciosa piramide delle Alpi di Fassa. Nella notte del 5 novembre
                  la sua unità, il III Raggruppamento alpino, ricevette l’ordine di abbandonare
                  le posizioni fatte sue col sangue. L’obiettivo strategico di quell’ordine era di
                  contrastare e di ritardare l’avanzata delle truppe nemiche per consentire alla IV
                  Armata di raggiungere quanto prima il massiccio del Grappa che doveva co-
                  stituire con il Piave l’estrema difesa della fronte italiana. Non dunque una fuga
                  disordinata di sbandati, ma una vera e propria operazione di guerra, scandita
                  da duri combattimenti, da manovre repentine e rischiose per sbarrare il passo
                  al nemico. Per raggiungere il Grappa furono abbandonati paesi e valli da cui
                  provenivano molti degli alpini con l’angoscia che cresceva davanti alle donne
                  che ci guardavano – e che non vedevamo da mesi – noi, uomini, dovevamo
                  sfilare pensando che non le potevamo difendere.  Alla fine di questo doloroso
                  ripiegamento durato 10 giorni, il 14 novembre Castellini scriveva a casa alla
                  madre di essere giunto sulle posizioni che avrebbero tenuto fino all’estremo.
                  Dall’11 al 14 dicembre il Grappa fu investito da una possente, martellante
                  offensiva: dal Monfenera al Monte Tomba, allo Spinoncia, a Fontana Secca,
                  al Col dell’Orso la battaglia si accese su tutte le quote del massiccio. Era ri-
                  presa la grande azione delle truppe austro – tedesche per scardinare la linea
                  del Grappa e aggirare la difesa del Piave, l’attacco che avrebbe dovuto mettere
                  fuori gioco definitivamente l’Italia dalla guerra. Ma fino all’estremo davvero
                  furono tenute quelle posizioni dai suoi alpini, cui il giovane capitano dedica
                  parole commosse e grate. La resistenza delle truppe italiane in condizioni am-
                  bientali difficilissime fu straordinaria: poveri cari alpini, come attaccano e
                  contrattaccano! Qui è diventata verità la frase del difendere brano a brano il
                  paese. A questi eventi Castellini prese parte con la consueta risolutezza, fede
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