Page 139 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La resistenza 137
armata degli Altipiani, che chiedeva notizie a noi, colonna volante sul fondo di
una valle. Si sentiva che molta Italia vegliava dietro alla colonna....
Finché in un’alba chiara della metà di novembre siamo entrati dentro le
nostre nuove linee, come gente che giungesse da un pellegrinaggio infinito.
Gli ultimi, eravamo gli ultimi dell’Armata a rientrare.... Ed è stato - ora lo si
confessa - più che una grande emozione, un grande orgoglio. Nella notte sia-
mo andati ad accantonare nella pianura veneta: confesso che si dimenticava
di aver ripiegato. Già la leggenda era sopra di noi: dicevano - le solite ampli-
ficazioni retoriche - che avevamo salvato un poco l’Italia.... Avevamo l’animo
leggero come di chi approdi, dopo molto mare, a una dolce riviera.
E abbiamo dormito in quella borgata ai piedi del Grappa, non come si dor-
mirebbe dopo la vittoria, ma senza angoscia - dobbiamo dirlo - sì; e il Veneto e
la pianura e il riposo parevano dolci. E alle donne guardavamo in faccia senza
umiltà. Si sentiva - insomma - che cominciavamo a redimerci. Merito fra tutti
i nostri di quei mille uomini che avevano combattuto con noi in quei quattro
giorni ed erano caduti o feriti o rimasti di là, in sacrificio consapevole. Merito
dei nostri eroici morti che cominciavano a redimerci...
Ma da allora, quanti! Il primo che ho visto, nel ripiegamento, è stato un
sottotenente di quella che era stata la mia compagnia: è morto fulminato e mi
pare che da lui si inizii la serie funebre.
Chi vi celebrerà mai, poveri cari morti nostri? Chi osa parlare oggi di voi,
fare i nomi, segnarvi ad uno ad uno nella memoria degli italiani? Il giorno
dopo la sosta nella pianura veneta siamo saliti sui nostri monti nuovi, ne sia-
mo scesi ieri. Ogni giorno è caduto un amico: ricordo te, capitano Muttoni del
mio vecchio battaglione caduto nell’assalto; te, capitano senza nome di Trieste
morto nelle tremende giornate di dicembre e suscitatore di energie anche dopo
morto perché intorno al tuo corpo lottarono ancora i tuoi soldati; te, tenente
Caimi di Milano, prode fra i prodi, morto in un ospedale ai piedi dei Monti;
te, tenente Petrucci, artigliere da montagna fratello nostro in ogni impresa e
su ogni cima; voi, capitani Brunelli e Profili di cui non sappiamo la sorte; te,
tenente Manoni, giovanissimo e dolce come una fanciulla, desolato soltanto
- dicevi - di non essere con un reparto di assalto; te, capitano Maggio, che mi
avevi segnato il giorno innanzi le vie della possibile invasione nemica; te,
capitano Feruglio - profugo - arrivato a prender il tuo posto due giorni prima
di morire, per morire; e te, fra gli alpini, capitano Labanchi dei bersaglieri con
sei nastrini sul petto e il volto candido di adolescente; e te, capitano Gaiter dal
volto severo, insofferente del giudizio medico che ti aveva fatto inabile e ve-
nuto con due medaglie d’argento a trovare, con la morte, la terza; ma te, sopra

