Page 143 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La resistenza 141
con il piglio dei conquistatori, confidava a Soffici: la go involtolada ben ben e
la go soterada. Ma, per contro, davvero tragica e comica l’immagine di Mon-
tebelluna, città posta sulla destra del Piave, saccheggiata da militari sbandati e
civili in fuga, il momento di maggior sconforto per il tenente Soffici, una ferita
profonda per il suo animo. Poi, finalmente fu raggiunto a Lonigo dalla notizia
tanto attesa e insperata, la nuova linea difensiva era salda e resisteva: c’è una
fatalità di vita e di grandezza per l’Italia.
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pOrCia, 5 nOvembre.
Il Comando si è trasferito ieri sera a Sacile, e qui nel castello non rimango-
no che il generale Egidi e il maggiore Gonnella. Sono da più ore con quest’ul-
timo in un ufficio già sgombero, dove non resta che il telefono per ricevere e
trasmettere gli ultimi ordini.
Prima di lasciar Pordenone è necessario distruggere quanto più è possibile
di quello che potrebbe giovare ai nemici. Il generale Egidi, il quale sta per an-
darsene pure, è venuto poco fa a dire che c’è poco altro da fare: non resta che
incendiare una grande fabbrica di tessuti fuor della città, e tutto è preparato
anche per questo. Ha pregato noi di restar qui finché l’incendio non sia svilup-
pato: raggiungendo poi tutti gli altri.
È vicino all’alba e fa freddo. Avviluppato in una pelliccia da truppa, il mag-
giore Gonnella, dimagrito, pallido, sfatto dal gigantesco lavoro che pesa su lui
fin dal principio della ritirata, dagli strapazzi, l’emozione ed il sonno perduto,
è vicino a me, poveramente allungato su una poltrona, con la speranza di ripo-
sarsi qualche minuto.
Gli ho detto che guardi di appisolarsi; mi occuperò io di tutto.
Ogni tanto però squilla il telefono, e il riposo è una chimera. Bisogna ri-
spondere alle domande di questo o quel Comando, dare informazioni, per le
quali devo rivolgermi ogni volta al mio povero compagno di servizio.
Da Pordenone giungono cupi rombi di esplosioni.
Seduto davanti alla finestra aperta, vedo il cielo ancora notturno, rischiarar-
si a poco a poco fra le cime degli alberi neri ed immoti.
E come se l’alba sorgesse, ma più colorita e più rapida. La luce sale invade
l’orizzonte, sempre più viva, più accesa; finché un bagliore di rosa, poi ran-
ciato, poi vermiglio, riempie tutto il quadro della finestra, seguito in basso da
globi di fumo oscuro, accompagnato da scoppi e ruggiti di fiamme.
E il cotonificio che brucia.

