Page 148 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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146 Dalla Battaglia D’arresto alla Vittoria
di quella del cielo, la pianura si distendeva tutt’all’ingiro, mostrando per alcu-
ni chilometri i disegni ordinati delle praterie, delle strade maestre, fiancheg-
giate d’alberi, dei campi e dei paeselli, sfumando poi fino all’orizzonte tra il
Tagliamento, il Piave ed il mare, come un altro mare non meno vasto, ma più
fermo se non più lucente, e dove lo sguardo sarebbe annegato, se attraverso la
superficie bionda e perlacea, fili diritti e scintillanti di canali, o tortuosi e come
vagabondi di fiumicelli e di rivi, non l’avessero attratto e ritenuto alla realtà.
Mentre consideravamo, in un’estasi d’ammirazione, mista a rimpianto e
dolore, tanta bellezza da cui fra poco dovremo staccarci, come da tanta altra,
e chi sa per quanto tempo, il custode, come se avesse letto il nostro triste pen-
siero, andava intanto lamentando la tremenda necessità e domandandoci un
consiglio per lui.
Ha capito ormai che il paese sarà abbandonato, come gli altri, all’invasione,
e bisognerà rassegnarsi. Sa anche lui che cos’è la guerra perché in un’altra ha
lasciato il suo braccio; ma un povero vecchio come lui può fidarsi di restare?
Ci ha parlato un poco di sé e dei casi suoi. Fin dalla sua gioventù è stato in
quella rocca, lui e sua moglie, e non sanno decidersi ad abbandonarla.
Hanno poi un figliolo militare che dovrebbe passar di qui, e l’aspettano. È
tornato a chiederci se crediamo prudente per loro restare.
— Cosa volete che vi diciamo, brav’uomo? A due vecchi come voi, che non
dànno noia a nessuno, non dovrebbero fare alcun male. Ma quelli son be-
stie; lo sapete.
— Ah sì, fioi de cani. Ma voria veder passar mio fio per dirglielo: «seguita a
far el tuo dover e copane più che te pol». Mi vedelo, sior, son talian: go
perso un braso per l’Italia, ma seria contento de perder anche le gambe per
salvar el paese.
Ridiscesi nell’orto dove abbiamo trovato la vecchia moglie, il custode ci ha
invitato a sederci un momento ancora su quel muricciolo che sostiene il ter-
reno del giardino, bevendo con loro un bicchierino di prosecco, che la buona
donna è corsa a prender sulla torre e ci ha recato in un momento.
Bevuto il delizioso vino color dell’oro, il custode ci ha fatto una confi-
denza. La torre della roccia possiede una bandiera che alza nei giorni di gran
solennità.
— No go voludo che la vada in man a quei animai e perciò la go involtada ben
ben e la go sotterada.
E ci ha mostrato, proprio a piè del muro della torre, a due passi da noi, un
cumuletto di terra smossa, simile a una tomba di bambino in un camposanto
di campagna.

