Page 150 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                  — Li abbiamo perduti. — Sono rimasti prigionieri.
                  — Tutto il mio battaglione è rimasto circondato.
                  — E perché ve ne andate?
                  — Ci hanno detto di andare di là dal Piave...
                  — Indrappellatevi e camminate uniti.
                  — Signor sì.

                     Sul ponte della Priula, al lume fumoso di torce, molti soldati lavorano a
                  scavare profondi fornelli di mina, per farlo saltare al momento opportuno.
                     Sul greto del fiume altri soldati piantano paletti e intrecciano reticolati.
                     Lungo la strada che costeggia il Montello, reggimenti a bivacco rimugina-
                  no intorno a piccoli fuochi accesi nei campi oscuri.
                     Montebelluna, notte.
                     Siamo arrivati a tarda ora a questa nuova sede del nostro Comando, che
                  è in una grossa villa fuori della cittadina un miglio, sulla strada maestra di
                  Caerano.
                     Bisogna che questa sia l’ultima tappa. Qui è necessario restare.
                     Necessario.
                     È necessario anche che molte cose siano cambiate. E molti uomini.
                     Questa piccola conversazione cordiale, mi ha fatto del bene.
                     Le impressioni che ho ricevuto in quest’ambiente che mi circonda, dacché
                  siamo stati presi nel turbine, non sono consolanti. Difetta una mentalità ade-
                  guata al momento: tutto si scompagina - Il piccolo egoismo sbuzza da tutte le
                  parti.
                     Esempio minimo di «inattualità»: tutto il Comando è in subbuglio perché
                  gli alloggi non sono stati fatti in tempo ed a modo. Un colonnello ha sbatac-
                  chiato per terra il suo berretto con l’aquila, perché non gli hanno assegnato
                  una camera di suo gradimento.
                     Ma non fa nulla. Bisogna fermarsi.



                  mOntebeLLuna, 7 novembre
                     Hanno affidato di nuovo, a me e al capitano Ajraghi, il servizio di collega-
                  mento fra questo e i Comandi di retroguardia. Così, oggi, grande corsa insie-
                  me, a Conegliano, in cerca di uno di questi.
                     Vi siamo arrivati che la cittadina aveva già l’aspetto sinistro dei paesi ab-
                  bandonati. Il cielo stesso, minacciante burrasca, con la sua luce torva e l’aria
                  afosa, aumentava la desolazione delle strade, seminate di robe straziate e di
                  rottami, da soldati e borghesi svaligiatori.
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