Page 145 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
P. 145

La resistenza                              143

                    «qui ci si ferma, si combatte e non si cede e si muore» per vederli ridiventare
                    quello che erano.
                      Sono forse costoro dei vinti, dei disertori, dei rivoltosi, dei traditori? O
                    sono, — diciamo la parola — dei vigliacchi?
                      No. Basta vederli. Basta lasciare entrare la loro anima nella nostra.
                      Sono delle vittime. Sono degli incoscienti. Sono degli illusi.
                      E il male non è qui.
                      Noi siamo il fiore, oggi languente, di una pianta che ha le sue radici nella
                    miseria. Il male è nelle radici. Il male è laggiù sotto di noi: nell’ignominia di
                    chi divide, di chi baratta, di chi mente, di chi mercanteggia. Di chi abbandona.
                      Il male è dappertutto; ma non è qui.
                    Qui si soffre soltanto. Non è la via dell’infamia, qui la via della croce.


                    saCiLe.

                      Vorrei sapere perché ci siamo fermati in questo paese. Il Comando ha preso
                    alloggio in un albergo della via principale; ma già s’intuisce che non resterà
                    qui. Sono state scaricate dai camions appena qualche carta e qualche macchi-
                    na da scrivere.
                      Vedo il povero generale Egidi che si arrabatta, fa, fa; ma il lavoro di tutti,
                    appare per aria, precipitoso e senza ordine. Si ha l’impressione che manchi un
                    capo, che tutto sia abbandonato al caso.
                      Sacile è zeppo di truppa che si ritira, di materiale in moto; pieno dell’agita-
                    zione della gente che chiude in fretta botteghe e case, e se ne va.
                      Passo un’ora di abbattimento nell’orto dell’albergo, seduto sopra un mu-
                    ricciolo a guardar correr l’acqua della Livenza, nell’ombra dei pioppi ventilati
                    della sponda.


                    pOmeriggiO.
                      Partenza da Sacile per Conegliano.
                      All’uscir del paese, vedo in mezzo alla strada il generale Petitti, che ha
                    portato qui il suo Comando, e sorveglia in persona, lo sfilamento delle truppe
                    che se ne vanno verso il Piave.


                    COnegLianO, sera.
                      Abbiamo preso per noi tutto il più grande albergo del paese il cui proprie-
                    tario è riparato all’interno lasciandolo in consegna a una sua cameriera. Subito
                    sono stati impiantati alla meglio gli uffici, ed è cominciato il lavoro.
   140   141   142   143   144   145   146   147   148   149   150