Page 146 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                     Tutto è precario però, e ormai è certo che anche noi passeremo il Piave: là
                  solo potremo riprenderci, e riallacciar le fila.
                     Anche  qui,  straordinario  movimento  di  soldati.  Processioni  ininterrotte
                  lungo le vie. Ammassamenti al Comando di Tappa sotto le nostre finestre;
                  intorno alla stazione.
                     Nel ricercar le stanze di questo albergo abbandonato, mi son trovato in
                  una, dove sopra un tavolino di marmo bianco, era rimasto un calamaio ed una
                  penna.
                     Figurandomi che, partiti noi, verrà certamente qui qualche Comando ne-
                  mico, ho preso quella penna ed ho scritto su quel tavolo a mo’ d’epigrafe, e in
                  francese perché non so il tedesco e voglio che comprendano:

                                   LES ALLEMANDS ARRIVERONT ICI
                                        NON PARCE QU’ILS SONT
                                 DES MEILLEURS SOLDATS QUE NOUS
                                        MAIS PARCE QU’ILS SONT
                                UN TROUPEAU DE BRUTES FANATIQUES.
                                ILS CROIRONT QUE NOUS SOMMES FUIS
                                         MAIS ILS SE TROMPENT
                                   ILS NOUS TROVERONT PLUS LOIN
                                    ET ILS SERONT BATTUS À LA FIN
                                            ET ILS LE SAVENT
                     E ho firmato.
                     È puerile; ma avevo bisogno di esprimere in qualche modo a quei bruti il
                  mio disprezzo per la loro falsa vittoria, e quella verità per me assoluta.
                     Sono stati trovati nella cantina dell’albergo ottimi vini e liquori, che bevia-
                  mo — come fanno i soldati.


                  COnegLianO, 6 nOvembre.
                     Prima di lasciare anche questo paese (partiremo stasera) m’è venuto il desi-
                  derio di salire alla torre che lo sovrasta, per dargli di lassù un’ultima occhiata.
                  Ho manifestato questo mio desiderio al capitano Ajraghi, che anche lui aveva
                  bisogno di divagarsi un poco, ed egli è stato contento di salirvi con me: tanto
                  più che il tempo è splendido, oggi.
                     Ci siamo dunque avviati su per la stradetta tortuosa che vi mena, incassata
                  fra due alti muti interrotti ogni tanto da qualche cancello di casa o di villa,
                  ombreggiata d’olivi e di vigne, da cui pendono intrecciati tralci e ciuffi di fiori
                  e di piante di giardino.
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