Page 151 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La resistenza 149
Casse vuote, bottiglie, biciclette, panni, giacevano alla rinfusa in mezzo
alla via, lungo i marciapiedi, vicino agli usci. Per le porte sfondate di botteghe
e di case, entravano, a gruppi o soli, soldati, donne, vecchi, furtivamente; pieni
di cose rubate.
Siamo arrivati fino all’albergo dov’era il nostro Comando; svaligiato come
tutto il resto.
Nelle case intorno, le scene del saccheggio si moltiplicano.
Ma quello che m’ha colpito soprattutto, per la sua miseria e ridicolo insie-
me, è stata la vista di molti soldati e civili, che tutti venivano in frotta da una
via lì prossima con uno o più ombrelli in mano.
Un soldato correva con un fascio di quelli ombrelli sotto il braccio, semi-
nandone a ogni passo; una colonna di conducenti ne portava uno attaccato al
basto di ogni mulo.
A quello spettacolo bestiale, abbiamo domandato a un colonnello dei cara-
binieri, che ci era accanto, se proprio non fosse possibile farlo cessare.
- Che cosa voglion fare? - ha risposto - è una pazzia - Guardino.
E scostando dal busto il proprio braccio, ci ha mostrato due ombrelli, uno
da uomo e uno da donna, che v’erano appesi!
Altri soldati passavano con le mani cariche di bottiglie e di fiaschi. Uno, in-
sieme a bottiglie di liquori, ne aveva una di gomma, col suo pennello infilato,
e una scatola di carta da lettere!
Una follia tragica e comica.
Altri soldati ancora, ubriachi, giacevano turpemente sul marciapiede, lun-
go la ringhiera di un giardino, dove i nemici li troveranno e li annulleranno del
tutto con una baionetta nel ventre o un colpo di calcio sulla testa. Sconvolti
nell’anima, siamo tornati sui nostri passi fino alla sede di quel Comando, già
pronto alla partenza. Molti camions e vetture fermi nelle strade trepidavano,
pronti a fuggire.
Nella losca atmosfera di quel parapiglia, folate di vento si spingevano in-
nanzi nembi di polvere e foglie. Si udiva la mitragliatrice nemica crepitare,
avvicinandosi.
Uscendo dal paese per ritornarcene, vedevamo ogni tanto qualche soldato
che traversava i campi di corsa con una damigiana, una cassetta sulle spalle.
Una contadina o un ragazzo che si salvavano portando una sedia, con un om-
brello.
Al ponte della Priula, già preparato per la difesa, ho ritrovato un mio vec-
chio colonnello che comandava la testa di ponte. Mentre parlavo con lui, un
generale che passava ha ordinato ai carabinieri di guardia di obbligare qualun-
que soldato avesse con sé bottiglie di vino o liquori a depositarli a quel corpo

