Page 154 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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                                            Giovanni Ottolini

                    Su questo Piave io resterò facendo parte della

                   selva di reticolati che io giornalmente dissemino






                     Una lettera carica di amarezza e di dolore scritta ai genitori nei giorni più
                  difficili del ripiegamento quando l’esercito si era da poco attestato sulla spon-
                  da destra del Piave. Per quei combattenti che, come il tenente del 45˚ reggi-
                  mento fanteria Giovanni Ottolini, avevano cercato di far sempre il nostro do-
                  vere, non limitandoci solo ad esso l’esito futuro della guerra appariva in quel
                  momento davvero fosco e il giovane ufficiale si appellava a tutte le sue risorse
                  morali per reagire alla drammatica situazione. Nelle parole severe e amare che
                  Ottolini scriveva alla famiglia nessun abbandono alla nostalgia di casa, nessun
                  compatimento per sé stesso e per la sua condizione, ma sempre e solo parole di
                  riscatto si stringono i pugni, i denti, si freme nei confronti di un nemico infa-
                  me conquistatore della terra italiana. Era un soldato valoroso Ottolini, ma era
                  anche un uomo risoluto che non aveva nessuna pietà per i vili e gli imboscati,
                  che sentiva di dover sacrificare la propria vita in nome della patria: o vincere
                  o morire. Trasferito poi con la sua unità sul Monte Solarolo nel massiccio del
                  Grappa, perse la vita in combattimento il 18 dicembre 1917 nel corso della
                  seconda offensiva austro - tedesca. Fu decorato con la medaglia d’oro.

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                     ZOna di guerra 10 nOvembre 1917.

                       Carissimi
                       Grazie infinite degli auguri che voi mi fate e spero che la buona
                       stella e le nostre baionette sapranno aver ragione di chi si è spaval-
                       damente permesso di farci arrossire, noi fanti che abbiamo cercato
                       di far sempre il nostro dovere, non limitandoci solo ad esso, ma
                       dando alla patria anche quello che fa parte dell’orgoglio personale.
                       Battuti! Saranno battuti nel cuore e nell’anima e nella coscienza
                       quelli che non hanno fatto il loro dovere, quelli che con mezzi leciti
                       o illeciti si sono tenuti lontano dalla prima linea, quelli sì che sof-
                       friranno, e sentiranno quella voce vecchia e famosa che sussurrerà:
                       «Io non ci sono stato, io non ho fatto nulla, io sono stato un vile».
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