Page 195 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La resistenza                              193

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                    delle ostruzioni, coll’equipaggio del motoscafo e col capo silurista di 1  classe
                    Volpi Giuseppe, imbarcato sul M. A. S. 13, procedevo al taglio di esse, opera-
                    zione che richiese circa 2 ore.
                      «Le ostruzioni tagliate furono:
                    a) un cavo di acciaio a doppino da 7 cm. con traversini di legno disteso fra le
                      dighe e sorretto a galla da tre boe;
                    b) un cavo di acciaio sopracqueo da 10 cm. disteso fra le dighe ed appoggiato
                      come il precedente alle boe;
                    c) n. 5 cavi di acciaio subacquei da 4 cm., distesi a festone con catenaria di-
                      versa, evidentemente posti per impedire l’entrata dei sommergibili e delle
                      siluranti.
                      «La presenza di tale ostruzione subacquea mi fu palesata da un’asta di
                    legno che feci verticalmente disporre fuori la prora per la navigazione nel
                    Vallone di Muggia.
                      «Durante il taglio dei cavi si udiva parlare sulla testata sud della piccola
                    diga, dove si vedeva un casotto illuminato.
                      «Aperto definitivamente il varco alle ore 1,50, entrai nel Vallone di Mug-
                    gia, seguito dal M. A. S. 13, costeggiando dapprima per circa 200 metri la
                    diga e di lì dirigendo per S. Saba. Mentre entravamo, il proiettore di S. Rocco
                    esplorò la zona esterna alle dighe spegnendosi poco dopo.
                      «Dopo circa venti minuti, al mascone sinistro, avvistavo una massa oscura
                    che riconobbi per una delle due navi; lasciavo a circa 200 metri da essa il M.
                    A. S. 13, col compito di star pronto a silurarla non appena udisse lo scoppio
                    dei miei siluri od altro allarme. Col M. A. S. 9 mi avvicinavo alla nave fino a
                    50 metri per assicurarmi che non avesse la protezione di altre ostruzioni retali,
                    e non constatandone la presenza, mi allontanavo poi verso San Saba alla ricer-
                    ca dell’altra senza poterla scorgere.
                      «Ritornato in vicinanza del M. A. S. 13, da questo mi venne comunicato
                    che l’altra nave era a nord-est, della prima a circa 600 metri; infatti in tale
                    direzione ne vidi il profilo completo: nel frattempo, essendosi il 13 per effetto
                    della corrente leggermente spostato a nord, diedi ad esso come bersaglio la
                    nave lontana, mentre io disposi per il siluramento di quella più prossima. Non
                    ritenni opportuno fare avvicinare di più il M. A. S. 13 al bersaglio, perché data
                    la posizione relativa delle navi e la necessità di eseguire il lancio sotto un an-
                    golo d’impatto favorevole, il motoscafo avrebbe dovuto passare a pochi metri
                    dalla poppa della nave più prossima colla certezza di essere scoperto.
                      «Avuto comunicazione che il 13 era pronto per il lancio, ordinavo di ese-
                    guirlo alle ore 2,32. I due siluri del M. A. S. 9 lanciati simultaneamente giun-
                    sero a pochi istanti l’uno dopo l’altro sul bersaglio, mentre ho percepite sepa-
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