Page 200 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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198 Dalla Battaglia D’arresto alla Vittoria
Roberto Sarfatti
Oh anno che nasci nella strage e dalla strage,
possa tu finire in pace e il sangue versato sia
fecondo almeno!
La storia della sua brevissima vita, spezzata tragicamente sull’Altopiano
di Asiago a solo diciassette anni, già ne tratteggia il carattere travolgente e
passionale. Nato nel primo anno del secolo, la guerra lo sorprese poco più
che adolescente, ma il suo entusiasmo patriottico aveva la forza e il tono di
una folgorazione: il 23 maggio 1915, quando aveva compiuto da pochi giorni
quindici anni descriveva in una lettera al padre le scene di entusiasmo vissute
a Bologna: Era un solo grido in tutti “Evviva l’Italia”; una sola speranza:
la vittoria; un solo proponimento: il proprio dovere. Dovette però attendere i
diciassette anni, e, appena li ebbe compiuti, si arruolò nel 6˚reggimento alpini.
La sua guerra iniziò dopo Caporetto, nel battaglione Monte Berico; inviato nel
settore tra il Grappa e gli Altopiani, Sarfatti prese parte all’accanita resistenza
opposta all’ultima grande offensiva delle truppe tedesche e austriache ancora
unite sulla fronte italiana. Visse quelle drammatiche giornate del dicembre
1917 in condizioni ambientali estreme: nessun riparo per freddo, rifornimenti
e viveri scarsissimi: ieri dopo tre giorni che non mangiavo e non dormivo e
non bevevo, - scriveva a casa - ho potuto avere una mezza tazzina d’acqua
(bruciavo dentro per la sete), una scatoletta di carne e una mezza pagnotta…
ma poco male!...per il proprio Paese si soffre volentieri. Sarfatti rimarcava
continuamente nelle sue lettere l’amore per la patria e l’eccezionale impegno
di tutti i suoi compagni, perché dalla metà di dicembre, pur non completa-
mente consolidata la situazione al fronte, la discussione sulla opportunità di
fermare la guerra aveva ripreso vigore insieme alla ricerca delle responsabilità
per il terribile tracollo ed erano stati abbandonati i toni ispirati alla concordia
nazionale delle giornate immediatamente seguenti a Caporetto. Così, verso la
fine dell’anno, quando era giunta anche sulla linea del fuoco la eco delle sem-
pre più frequenti richieste di “pace subito” o di “pace separata”, riaffermava
perentoriamente le proprie scelte ideali e, proprio nel giorno di Natale, in una
lettera al padre scriveva: più sto al fronte e più penso che si deve vincere. A
qualunque costo. E ora più che mai, Vae victis. Guai a coloro che dovessero
sottostare a una Germania vincitrice!

