Page 204 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
P. 204
202 Dalla Battaglia D’arresto alla Vittoria
potrebbe andare un po’ a riposo sul serio per riorganizzare il bat-
taglione, molto duramente provato negli ultimi combattimenti nei
quali esso si coprì di gloria, tanto da meritare i ringraziamenti del
generale. Parecchi dei miei compagni del ‘99 sono stati feriti, pa-
recchi sono morti, io ho avuto un ginocchio un po’ contuso da un
sasso di shrapnell, e l’elmetto ammaccato da una piccola scheggia
che fortunatamente è scivolata sull’elmetto senza toccarmi. Sono
stato molto fortunato, come vedi. Evviva gli elmetti!
Adesso siamo venuti un po’ indietro dalla primissima linea perché
eravamo stanchi, assetati e affamati!
Avrai letto sui giornali quello che è avvenuto sul nostro fronte. Il no-
stro battaglione aveva la mattina preso alla baionetta una posizione
(e abbiamo avuto nell’attacco parecchie perdite; un povero ragaz-
zo, certo Tin, cui volevo molto bene perché buono e servizievole, è
caduto a un metro di distanza da me); alla sera è venuto l’ordine
di ritirarsi. Figurati che rabbia! Ma la posizione era realmente in-
sostenibile perché saremmo stati circondati. Il plotone degli arditi
aveva il compito di sostenere il fronte finché non si fosse sgombrato,
ho chiesto al maggiore il permesso di unirmi ad esso e l’ho ottenuto.
Abbiamo avuto due giorni e due notti di combattimenti terribili. Poi
abbiamo ripiegato ed ho raggiunto la mia compagnia. Questa oc-
cupava la cima di un monte, posizione assai battuta dalle mitraglia-
trici. Per tre giorni siamo stati senza altro cibo che una scatoletta
di carne e una razione di galletta. Poi si è avuto il cambio; e ieri
abbiamo mangiato il rancio, bevuto a sazietà, ed io mi sono perfino
lavato un po’ il viso e le mani. Che cuccagna!
Sono sporco come un... lascio a te completare l’immagine.
Roberto
15 diCembre 1917
Cara, cara mamma,
…Ho letto un articolo del Fraccaroli nel Corriere mi pare dell’11
che quasi miracolosamente ho potuto leggere. Egli è certo un po’
idilliaco, ma dà in complesso un po’ l’idea degli Altipiani. È vero
che nelle strade maravigliose che abbiamo costruite durante la
guerra c’è la polvere e che le montagne, dove l’anno scorso, p. es.,
c’erano tre o quattro o sette o perfino otto metri di neve, sono battu-

