Page 205 - Dalla Battaglia d'arresto alla Vittoria - La storia e le emozioni attraverso le testimonianze dei protagonisti
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La resistenza                              203


                        te dal sole, un crudele sole che sembra primaverile, tutto il giorno.
                        Di notte, un freddo glaciale, di giorno un tempo inauditamente bel-
                        lo. Si gira e si sta fermi benissimo senza pastrano. Ogni tanto pare
                        che si annunci una buona burrasca di neve, ma poi tutto scompare
                        e il cielo torna azzurro. Che buon reticolato sarebbero sei o sette
                        metri di neve! Sulla neve non scoppiano le granate ed è impossibile
                        una offensiva in grande. Ma il tempo pare alleato coi. Mauchi come
                        un Lenin qualunque (che Dio lo confonda!).
                        Mi domandi come ho persa la roba: è stato una mattina che siamo
                        andati alla baionetta, per essere più libero nei movimenti, ho gettato
                        il sacco a terra che la conteneva e anche il rotolo e «Avanti Savo-
                        ia!» È stato un assalto da ridere, perché i Tedeschi sono scappati via
                        quasi subito e non avevano nessuna mitragliatrice per fortuna. Ma
                        si sono vendicati poi con un bombardamento d’inferno. Se tu sapes-
                        si che sensazioni desta un bombardamento di quella specie! Si era
                        distesi per terra senza nessun riparo. Con un po’ di pratica si co-
                        nosce dal sibilo la direzione e il calibro d’un proiettile. Questo che
                        fischia come un uccello — sssi  sssi  — è un proiettile da montagna;
                        oh ma scoppia lontano! Quest’altro — vvuvvuff — è un 305; corto
                        a destra: boomm! ecco scoppia. Ed ecco il 75, elegante e preciso,
                        questo mi scoppia proprio sopra la testa: ssen; pan! Mi ricopre tutto
                        di terra. E le scheggie sembrano mosconi che passino rapidi.
                        Una mi ha (già te l’ho scritto) ammaccato l’elmetto. Non credo che
                        si possa dare l’impressione, sia pure approssimativa, che desta un
                        bombardamento. Sembra d’essere il centro d’un fuoco d’artificio.
                        Ho molta simpatia per l’artiglieria da montagna. È elegantissima.
                        E le mitragliatrici? Sembrano comari che si raccontino delle mal-
                        dicenze: ta-ta-ta-ta... bella ragazza, ma... Dio ne scampi e liberi!
                        E poi ci sono le pistole; ti... ti... ti... ti...; quelle paiono collegiali che
                        giocano e urlano come uccellini spauriti. Uh, l’ha presa; ma no...
                        veh, scappa! Brava, Rosa! corri! Ti... ti... ti...1
                        Ed è la morte che passa! Ah, «la mort est una gaie maîtresse!» E
                        quando si sentono cadere le scheggie intorno a sè, si hanno dei mo-
                        menti di dubbio. Mi prenderà, sì... no... sì... Chi sa?
                        Era, mi pare, il 5 dicembre, quel giorno, poi venne improvviso l’or-
                        dine di ritirarsi. La destra aveva ceduto e se si fosse stati là ancora
                        mezz’ora si era tutti presi. Ecco come ho perso il rotolo e la roba.
                        Mi dici di scriverti tutti i giorni; ma come è possibile, santo Dio!
                        Non tutti i giorni può partire la posta, sai. Non sempre vengono a
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