Page 52 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
P. 52
impag. Libro garib CISM 19-02-2008 13:12 Pagina 50
50 IL GENERALE GIUSEPPE GARIBALDI
- Garibaldini: 43 morti (dei quali 37 sul campo di battaglia) e oltre 50 fe-
riti (fra i quali quasi tutti gli ufficiali)
- Argentini: 500 fra morti e feriti (fra i primi, molti ufficiali superiori).
Ma non è certo da questa fredda statistica riassumente la forza numerica
dei combattenti e le perdite da essi sofferte, che si può trarre una giusta idea
dell’importanza di quel fatto d’armi. In realtà, a leggere attentamente e con
spirito critico-militare le colorite descrizioni che ce ne restano (celebre fra tut-
te quelle di quel mago della penna che fu Alessandro Dumas) si finisce per
concludere schematicamente questo:
- che Garibaldi fece in sostanza una delle sue solite sortite audaci fuori dal-
la cittadella del Salto, allo scopo, questa volta, di andare incontro a rinforzi
che da Montevideo gli erano stati segnalati in arrivo, condotti dal generale
Medina, da poco nominato comandante superiore della regione;
- che, a buon conto, aveva lasciato il prode Anzani ammalato a guardia del
Salto, però con pochissima gente, fidandosi più che tutto sul fuoco della bat-
teria, ottimamente postata presso il paese;
- che, giunto sui campi di San Antonio, si scontrò, come sempre succede-
va, con rari gruppi di cavalieri nemici, i quali cominciarono la solita guerri-
glia per disturbare la marcia dei garibaldini;
- che, ad un tratto, mentre meno Garibaldi se lo aspettava (qui senza dub-
bio la cavalleria uruguayana, ben diversa dagli impareggiabili matreros, che
quel giorno erano altrove a raccogliere vettovaglie, mancò di ogni attività
esplorativa) comparve, denso di forze, a piedi ed a cavallo, e oltre ogni dire
minaccioso, il nemico;
- che tanto prevalente era la forza dell’avversario, che alcuni ufficiali della
Legione. e, più d’ogni altro, il poco risoluto comandante della cavalleria uru-
guayana, opinarono doversi ripiegare, cercando di evitare il combattimento;
- che Garibaldi, sopraggiunto a cavallo in quel punto, reduce da un’ardita
ricognizione avanzata, comprese invece subito l’impossibilità di sfuggire al
nemico, e quindi la necessità materiale e morale di affrontarne risolutamente
l’urto, decisi a vincere o a morire, salvando almeno l’onore;
- che sua principale disposizione di comando fu di tenersi in mano una
buona riserva e di ordinare ai suoi di aspettare, impavidi e senza sparare, che
il nemico avanzasse a trenta passi, per colpirlo poi con una sola scarica a fuo-
co preciso e assalirlo infine con grande impeto alla baionetta; ordine che fu
eroicamente e inappuntabilmente eseguito, e con pieno successo, dai suoi va-

