Page 52 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                      - Garibaldini: 43 morti (dei quali 37 sul campo di battaglia) e oltre 50 fe-
                   riti (fra i quali quasi tutti gli ufficiali)
                      - Argentini: 500 fra morti e feriti (fra i primi, molti ufficiali superiori).
                      Ma non è certo da questa fredda statistica riassumente la forza numerica
                   dei combattenti e le perdite da essi sofferte, che si può trarre una giusta idea
                   dell’importanza di quel fatto d’armi. In realtà, a leggere attentamente e con
                   spirito critico-militare le colorite descrizioni che ce ne restano (celebre fra tut-
                   te quelle di quel mago della penna che fu Alessandro Dumas) si finisce per
                   concludere schematicamente questo:
                      - che Garibaldi fece in sostanza una delle sue solite sortite audaci fuori dal-
                   la cittadella del Salto, allo scopo, questa volta, di andare incontro a rinforzi
                   che da Montevideo gli erano stati segnalati in arrivo, condotti dal generale
                   Medina, da poco nominato comandante superiore della regione;
                      - che, a buon conto, aveva lasciato il prode Anzani ammalato a guardia del
                   Salto, però con pochissima gente, fidandosi più che tutto sul fuoco della bat-
                   teria, ottimamente postata presso il paese;
                      - che, giunto sui campi di San Antonio, si scontrò, come sempre succede-
                   va, con rari gruppi di cavalieri nemici, i quali cominciarono la solita guerri-
                   glia per disturbare la marcia dei garibaldini;
                      - che, ad un tratto, mentre meno Garibaldi se lo aspettava (qui senza dub-
                   bio la cavalleria uruguayana, ben diversa dagli impareggiabili matreros, che
                   quel giorno erano altrove a raccogliere vettovaglie, mancò di ogni attività
                   esplorativa) comparve, denso di forze, a piedi ed a cavallo, e oltre ogni dire
                   minaccioso, il nemico;
                      - che tanto prevalente era la forza dell’avversario, che alcuni ufficiali della
                   Legione. e, più d’ogni altro, il poco risoluto comandante della cavalleria uru-
                   guayana, opinarono doversi ripiegare, cercando di evitare il combattimento;
                      - che Garibaldi, sopraggiunto a cavallo in quel punto, reduce da un’ardita
                   ricognizione avanzata, comprese invece subito l’impossibilità di sfuggire al
                   nemico, e quindi la necessità materiale e morale di affrontarne risolutamente
                   l’urto, decisi a vincere o a morire, salvando almeno l’onore;
                      - che sua principale disposizione di comando fu di tenersi in mano una
                   buona riserva e di ordinare ai suoi di aspettare, impavidi e senza sparare, che
                   il nemico avanzasse a trenta passi, per colpirlo poi con una sola scarica a fuo-
                   co preciso e assalirlo infine con grande impeto alla baionetta; ordine che fu
                   eroicamente e inappuntabilmente eseguito, e con pieno successo, dai suoi va-
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