Page 56 - Il Generale Giuseppe GARIBALDI
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                      Ma senza mèta o proposti determinati. «V’erano indizi di moti insurrezio-
                   nali nella penisola - scrive nelle «Memorie» - ma in caso contrario si era deci-
                   si di tentar la fortuna e procurar di promuoverli, sbarcando sulle coste boschi-
                   ve della Toscana, o dove la nostra presenza potesse essere più accetta ed op-
                   portuna».
                      I quattordici anni di lotte continue, gli innumerevoli combattimenti af-
                   frontati e vinti hanno dato a Garibaldi coscienza della propria capacità e del
                   proprio valore; di più egli ritiene che la rinomanza delle sue gesta gli abbia
                   conferito, anche in Italia, tale prestigio da infiammare il popolo ovunque si
                   presenti e trascinarlo all’entusiasmo dell’azione di guerra. Egli ha dunque
                   confidenza piena in se medesimo. Se non possedesse questa virtù - che per un
                   condottiero vale talvolta più dello stesso intelletto e della stessa conoscenza -
                   non si avventurerebbe a valicare l’oceano per gettarsi alla ventura contro l’im-
                   preveduto, ignorando perfino se la pena di morte, a cui nel 1834 era stato
                   condannato in Piemonte, sia stata dimenticata.
                      Ma un altro pensiero primeggia nella sua mente: l’Italia è spezzata da trop-
                   pi secoli perché un solo partito possa prevalere al punto da liberarla e ricosti-
                   tuirla ad unità. Quindi, benché repubblicano per natura e per educazione,
                   considerando i pericoli delle divisioni, si accinge all’impresa con animo d’ita-
                   liano e non di partigiano; non esita a sottoscrivere la lettera a Pio IX e, con
                   chiarezza, esprime poi il proprio convincimento nelle Istruzioni che consegna
                   a Giacomo Medici, il quale, nel febbraio, lo precede in Italia per preparare il
                   terreno all’impresa: «Terrai presente soprattutto - gli scrive - che scopo nostro
                   è di recarci in patria, non per contrariare l’andamento attuale delle cose ed i Go-
                   verni che vi acconsentono, ma per accomunarci ai buoni e, d’accordo con essi,
                   andare innanzi, pel meglio del paese, ma che noi preferiremmo lanciarci, ove
                   una via ci fosse aperta, ad agire contro il Tedesco, contro cui devono essere ri-
                   volte senza tregua le ire di tutti...»
                      Nella seconda parte delle Istruzioni ordina poi al Medici, allora ardente re-
                   pubblicano, di andare a consultare Mazzini ed altri patrioti perché si adope-
                   rino ad incitar la guerra nelle province non ancora sollevate e gli preparino
                   uomini e mezzi per riuscire all’impresa. Garibaldi, in corrispondenza da qual-
                   che anno col grande agitatore, gli aveva espresso fin dallo scorcio del 1846 il
                   proposito di imbarcarsi con la legione, scendere su qualche costa italiana e
                   proclamarvi l’insurrezione; quindi è naturale che ora si rivolga a lui, che, per
                   conoscenza d’uomini e di cose, può agevolarlo di consiglio e d’aiuto per la
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