Page 372 - Il Regio Esercito e i suoi archivi - Una storia di tutela e salvaguardia della memoria contemporanea
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            riserve il magg. Luigi Coppa che, in un promemoria indirizzato al capo Ufficio,
            segnalava il recente trasferimento degli uffici e dei reparti della Milizia volonta-
            ria per la sicurezza nazionale (Ufficio Africa e Scuola allievi ufficiali). L’ufficia-
            le sottolineava come l’affluenza di «enti militari, in aggiunta ai già esistenti (…),
            oltre ad aggravare la già notevole crisi degli alloggi della città, finirà col rendere
            la sede di Orvieto un allettante obiettivo per l’Aviazione nemica, specialmente
            quando in essa avrà preso stabile dimora un ufficio dello SM, con la conseguen-
            za che i preziosi documenti che in essa si volevano conservare potrebbero invece
            correre serio pericolo». A queste giuste osservazioni il capo Reparto segreteria
            dello Stato maggiore dell’Esercito, rispondeva, in una lettera del 23 aprile 1943
            indirizzata a Biondi-Morra, che il capo di Stato maggiore non ravvisava il caso
            di richiedere l’allontanamento degli enti dislocati in Orvieto, poiché non riteneva
            che tale sede potesse essere centro militare di qualche rilievo e riconfermava il
            suo intendimento di dislocare l’Ufficio storico nella sede di campagna prevista.
               Con disposizione del 26 aprile del 1943, l’organo di vertice della Forza arma-
            ta forniva alle articolazioni dello Stato maggiore, compreso l’Ufficio storico, le
            norme orientative per effettuare l’operazione di trasferimento e di sistemazione
            nella sede di campagna. Gli uffici dovevano portare con sé solo «il puro indi-
            spensabile, sia di mobili (casseforti incluse) che di carteggio». Ogni oggetto non
            strettamente necessario doveva essere lasciato nelle sedi di provenienza; all’in-
            fuori dei materiali traslocati nella nuova sede, tutto doveva rimanere come di
            consueto e, all’atto della partenza, ogni ufficio doveva provvedere a far chiudere
            tutti i propri locali, consegnandone le chiavi a un ufficiale appositamente incari-
            cato dal Comando del Quartier generale; un piantone, per ciascun ufficio e desi-
            gnato nominativamente dagli uffici stessi, doveva rimanere in sede per curare la
            pulizia e l’arieggiamento dei locali, sotto la vigilanza del personale del Comando
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            del Quartier generale .


               Carabinieri per il servizio di sorveglianza di tale patrimonio. Tra le altre problematiche, le
               condizioni statiche della villa non adatte a sostenere il notevole peso del carteggio da de-
               positarvi, la dotazione idrica inadeguata, la presenza di roditori e la mancanza di ricovero
               antiaereo. La successiva e definitiva scelta del Duomo di Orvieto avvenne anche in base
               ad accordi con la Soprintendenza ai monumenti e alle gallerie dell’Umbria. Segnaliamo,
               poi, che, dalla primavera del 1943, materiale documentario di grande pregio dell’Archivio
               di Stato di Roma era stato trasferito a Orvieto, dove rimase per quasi due anni senza subire
               alcun danneggiamento. Cfr. «Notizie degli Archivi di Stato», IV-VII (1944-1947), n. unico
               (n. mon.: I danni di guerra subiti dagli archivi italiani), p. 30.
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                Stato maggiore del R. esercito, Reparto segreteria, Ufficio segreteria Stato maggiore, Norme
               orientative per spostamento e sistemazione dello Stato maggiore nella sede di campagna,
               26 apr. 1943, n. 01/26897 di prot., a firma, d’ordine, del capo Reparto segreteria col. Mario
               Mantelli, e, p.c.c., del capo Ufficio col. G.[iovanni] De Jorio, indirizzata ai capi reparti e ca-
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