Page 244 - L'Esercito alla macchia - Controguerriglia Italiana 1860-1943
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244 l’eserCito alla maCChia. Controguerriglia italiana 1860-1943
alla linea di condotta italiana nei Balcani nei periodi precedenti e successivi alla gestione
Roatta. Più che al possesso di porzioni di territorio più o meno vasto, possesso spesso più
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aleatorio che effettivo a causa della difficoltà a controllare zone impervie e boscose, Roatta
mirava alla neutralizzazione del nemico che doveva essere prima imbottigliato muovendo
su più direttrici concentriche e poi annientato costringendolo al combattimento in condi-
zioni svantaggiose.
Roatta si fece promotore degli accordi di Zagabria del giugno 1942 che sancirono l’ab-
bandono della terza zona ed il ritiro delle forze italiane nella seconda, limitandosi a pre-
sidiare i principali centri abitati e le più importanti vie di comunicazione. La priorità era
proteggere le aree annesse della Dalmazia e quelle di rilevante interesse economico, come
le miniere di bauxite della provincia di Mostar e la cosiddetta “ferrovia del petrolio” nella
tratta Fiume-Knin-Spalato. Roatta, quando era ancora Capo di Stato Maggiore dell’Eser-
cito e in previsione della sua destinazione al comando della 2ª Armata, diede ordine di
incrementarne l’organico con un nuovo Corpo d’Armata, il XVIII, che si affiancò al V,
al VI e all’XI . Furono aumentati anche i reparti non indivisionati destinati a compiti
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presidiari, che nel marzo 1942 erano saliti a 71 battaglioni/gruppi . Soprattutto diede un
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respiro strategico alle operazioni di controguerriglia in Jugoslavia, concependo, nel corso
del suo viaggio di ispezione nei territori della 2ª Armata del gennaio 1942, una memoria in
cui proponeva tre diverse opzioni operative in funzione delle forze disponibili, del concorso
delle truppe alleate e degli obiettivi da raggiungere. Premesso che per la primavera era da
attendersi un peggioramento della situazione militare nei territori occupati nei Balcani,
l’allora Capo di Stato Maggiore dell’Esercito analizzava tre possibili soluzioni:
- affrontare decisamente la ribellione con il concorso di tutte le forze occupanti, italia-
ne, tedesche, croate, bulgare, operando concentricamente contro le principali masse
di ribelli e in maniera chirurgica, facendone “piazza pulita” e usando estremo rigore,
anche nei confronti delle popolazioni.
- ritirarsi sopra una linea facilmente difendibile, corrispondente alle Alpi Dinariche e
lasciare che le popolazioni se la sbrigassero da sole, con il rischio, però, della nascita
di una repubblica sovietico-balcanica e della conseguente impossibilità di utilizzarne
vie di comunicazione e risorse.
- mantenere l’occupazione delle zone già occupate, riducendo però notevolmente il
683 Nel corso di “Trio” furono per la prima volta applicate su larga scala le disposizioni contenute nella
Circolare No 3 C in merito al trattamento dei prigionieri e delle popolazioni civili che facevano causa
comune coi ribelli.
684 Il XVIII Corpo d’Armata stabilì il suo comando a Spalato con alle dipendenze le Divisioni “Berga-
mo”, “Perugia”, “Sassari” e il comando truppe “Zara”. Il VI Corpo si stanziò a Ragusa con le Divisioni
“Marche”, “Messina”, “Taurinense” e “Cacciatori delle Alpi”. Il V Corpo era responsabile del Fiuma-
no e delle zone di confine con la Slovenia. In febbraio fu disposta l’estensione dell’area di giurisdizio-
ne della 2ª Armata alla provincia di Cattaro con la Divisione “Messina” che vi aveva sede.
685 Si trattava di battaglioni e compagnie presidiarie, gruppi di cavalleria appiedata, battaglioni territo-
riali mobili, battaglioni e compagnie della guardia alla frontiera, battaglioni complementi, battaglioni
CC.NN., gruppi d’artiglieria senza pezzi e di reparti del comando truppe Zara.
Capitolo terzo

