Page 245 - L'Esercito alla macchia - Controguerriglia Italiana 1860-1943
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La 2 armata e Le operazioni di controguerrigLia in JugosLavia (1941-1943) 245
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numero dei presidi, concentrando le forze e controllando solo le vie di comunica-
zione principali .
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Roatta provvide anche a dettare delle linee guida per l’azione in campo tattico, supe-
rando i limiti della dottrina vigente per definire in dettaglio i criteri per la condotta di
operazioni di controguerriglia nel particolare ambiente operativo dei Balcani. Le direttive
contenute nella Circolare No. 3 C, pur non particolarmente originali o innovative, disegna-
vano un quadro completo e aggiornato di questa forma di lotta. Le norme d’ordine tattico
dell’Armata furono accompagnate da varie circolari emanate dai comandi dipendenti, tutte
orientate verso un impiego manovrato dei reparti dal momento che solo assumendo l’ini-
ziativa si poteva pensare di vincere i ribelli .
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In previsione della ripresa delle operazioni offensive in primavera, tendenti in via pri-
oritaria a sbloccare i presidi accerchiati e a ristabilire la situazione nella zona di Cattaro e
nel triangolo Bileca – Trebinje – Viluse , lo S.M.R.E. ordinò di ridurre al minimo i tempi
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di preparazione delle azioni, allo scopo di evitare di far venir meno il fattore sorpresa favo-
rendo l’attività informativa dell’avversario, e di salvaguardare la compagine organica delle
grandi unità di fanteria al fine di averle pronte alla mano per manovre ad ampio raggio.
Roatta diede quindi disposizione di svincolare i reparti di fanteria indivisionati da compiti
di protezione alle infrastrutture, di scorta ai convogli stradali e ferroviari e di difesa costie-
ra. Inoltre, fu dato ordine di ridurre drasticamente i presidi da 166 a 63 e di prevedere un
utilizzo massiccio della potenza di fuoco con l’impiego di carri armati medi, semoventi
d’artiglieria da 75/18, artiglieria pesante a lunga gittata, treni blindati, autoblindo AB40 e
41, utilizzabili anche su rotaie, e veicoli protetti.
Appena la stagione lo permise, il Capo di Stato Maggiore si adoperò attivamente per
realizzare un’operazione combinata delle forze dell’Asse che, pur non potendo essere risolu-
tiva per mancanza di risorse, avrebbe almeno dovuto infliggere un duro colpo al movimen-
to insurrezionale. Nella primavera 1942 si sviluppò così il ciclo operativo “Trio”, ideato e
diretto da Roatta con la collaborazione di truppe croate e tedesche, che richiese complesse
686 Roatta personalmente propendeva per il primo sistema: “E’ bene tener presente che [adottando il
terzo sistema,[ n.d.r.] il miglioramento potrebbe essere solo temporaneo, perché, non prendendo la
ribellione “per le corna” per stroncarla (primo sistema), potrebbe in futuro accadere che la ribellione
raggiunga consistenza tale da indurci ad applicare (almeno noi italiani) il secondo” (foglio n. 1511,
cit.).
687 Foglio n. E/3012/OP. in data 23 febbraio 1942, Direttive generali per la preparazione e la condotta del-
le operazioni, comando VI Corpo d’Armata – Ufficio Operazioni. Il comando si riprometteva di so-
stituire con reparti “statici”, come i battaglioni mitraglieri e i reparti della G.A.F., i reparti di fanteria
divisionale impiegati in compiti presidiari. Ciò al fine di raccogliere forze organiche, con un’adeguata
dotazione di mezzi di trasporto, da tenere alla mano per lo svolgimento di azioni manovrate a largo
raggio.
688 Nella zona di Bileca, il 26 novembre 1941, una colonna di un centinaio di militari della Divisione
“Marche” appoggiata da un plotone carri L era stata sopraffatta, perdendo 45 uomini tra morti e fe-
riti ed i superstiti catturati. Nel corso dell’inverno nella zona di Cattaro l’aggressività dei ribelli era
aumentata con puntate in forze sulla strada costiera.

