Page 254 - L'Esercito alla macchia - Controguerriglia Italiana 1860-1943
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254 l’eserCito alla maCChia. Controguerriglia italiana 1860-1943
colonna definendo la consistenza della scorta sulla base di questi stessi criteri: 2 autocarri
protetti e un plotone di fanteria ogni 6 autocarri. Le imboscate, in effetti, erano la manife-
stazione più pericolosa della guerriglia, in quanto pochi elementi scarsamente equipaggiati
erano in grado di causare perdite dolorose anche a reparti ben armati e inquadrati, senza
correre troppi rischi. In luglio fu diramata la traduzione di un documento sulla tecnica
delle imboscate, preso a un capo partigiano fucilato dagli ustascia, in cui si raccomandava
di non impegnarvi forze troppo numerose e di tener conto nell’organizzarle della confor-
mazione del terreno.
Tra i comandi di divisione che maggiormente si distinsero nella produzione di normati-
va tattica ci fu quello della “Granatieri di Sardegna” che aveva maturato una larga esperien-
za in operazioni contro insurrezionali in Slovenia e in Croazia. Le Direttive per l’impiego dei
reparti nella lotta contri i ribelli del settembre 1942, attribuivano molta importanza all’uso
delle stazioni radio per coordinare l’azione dei reparti impegnati nei rastrellamenti, racco-
mandando che a tal fine venissero distribuite fino ai minori livelli organici. Altre norme
emanate dal XVIII Corpo d’Armata ponevano l’accento sul mantenimento del segreto,
per contrastare il servizio informazioni dei partigiani molto ben organizzato ed efficiente,
o riguardavano l’impiego delle forze collaborazioniste, M.V.A.C. e formazioni croate, e
il trattamento delle popolazioni, che non dovevano essere oggetto di ritorsioni inutili e
controproducenti.
In agosto fu attuato un nuovo riordinamento della 2ª Armata, con la trasformazione del
comando truppe Zara in Divisione di fanteria “Zara”, incaricata della difesa della provincia
omonima e di quella di Spalato , mentre il comando della piazza di Cattaro veniva ad
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avere giurisdizione su tutto il territorio di quella provincia. Nel settembre 1942 l’Armata
disponeva di 15 divisioni e 2 raggruppamenti G.A.F., di forza anche superiore a quella di
una divisione di fanteria (14 battaglioni/gruppi). Si trattava della grande unità complessa
organicamente più numerosa del Regio Esercito, di forza doppia rispetto all’ARMIR, an-
che se peggio equipaggiata in termini di materiali d’artiglieria e automezzi, con una com-
ponete corazzata ridotta al minimo. Le divisioni erano tutte di fanteria, tranne la 1ª Celere,
con una larga dotazione di quadrupedi, e c’era poi un elevato numero di reparti autonomi
a livello di reggimento/battaglione destinati di norma a compiti statici. Nel luglio 1942
l’Armata raggiunse la sua massima espansione organica , ma già nell’agosto successivo le
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divisioni “Taurinense” e “Perugia” passarono al XIV Corpo d’Armata, solo in parte rim-
piazzate dal trasferimento alle dipendenze di Supersloda della Divisione “Messina”, pro-
veniente dal Montenegro . Nell’estate del 1942 era in pieno sviluppo il reclutamento di
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713 Foglio n. 16502 in data 6 agosto 1942, Trasformazione del comando “truppe Zara” in comando di divi-
sione, Comando Superiore FF.AA. “Slovenia-Dalmazia” – Ufficio Operazioni. Dalla costituenda divi-
sione vennero a dipendere per l’impiego 3 battaglioni mobili dei CC.RR., battaglioni della R.G.F., 4
battaglioni CC.NN. squadristi, reparti addetti alla difesa ferroviaria e costiera e bande M.V.A.C.
714 Tra il marzo ed il giugno 1942 erano arrivate dall’Italia tre nuove divisioni: “Emilia”, “Murge” e “Ma-
cerata”.
715 Nel novembre 1942, Supersloda perderà anche la Divisione “Granatieri di Sardegna”, rimpatriata.
Nell’estate 1943 sarà poi la volta delle divisioni “Re” e “Sassari”, tornate in Italia, e della “Emilia”,
Capitolo terzo

