Page 258 - L'Esercito alla macchia - Controguerriglia Italiana 1860-1943
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           taglioni italiani e 4 ustascia, il contributo delle M.V.A.C. fu limitato a 340 uomini. Questa
           volta però il comando croato accettò di impegnarsi più attivamente e delle cinque colonne
           operanti due furono composte esclusivamente da reparti ustascia agli ordini del colonnel-
           lo Francetic, uno dei più validi ufficiali croati, e con l’appoggio di velivoli da osservazione
           dell’aeronautica di Zagabria.
              Le direttrici d’avanzata delle singole colonne furono definite dal comando italiano in
           modo da evitare il contatto tra gli ustascia e gli uomini delle M.V.A.C. che in due gruppi
           operavano al seguito dei reparti del VI Corpo d’Armata e nell’ordine di operazioni si legge
           testualmente “siano impediti e severamente repressi massacri, devastazioni ed incendi in-
           giustificati da parte M.V.A.C.; preventiva propaganda verso i capi e i gregari” . La lunga
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           fase preparatoria mise in allarme i partigiani che ancor prima dell’inizio delle operazioni
           cominciarono non solo a evacuare la zona ma anche a colpire le retrovie e le vie di comuni-
           cazione dell’Asse. L’operazione mancò l’obiettivo di incapsulare e distruggere le bande, che
           con l’ausilio di numerose interruzioni stradali riuscirono a rallentare l’avanzata italo croata,
           ma si riuscì ad allontanarle dalla zona di interesse e ad infliggere loro perdite rilevanti, va-
           lutate in circa 700 uomini dei quali 500 nel vano tentativo di sopraffare il presidio di Bos
           Grahovo , a fronte degli 86 morti, feriti e dispersi del Regio Esercito.
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              Le operazioni dell’estate-autunno 1942 videro per la prima volta il concorso, seppur
           minimale, di formazioni croate poste alle dirette dipendenze d’impiego dei comandi ita-
           liani, che, però, preferirono affidare i compiti più gravosi alle bande M.V.A.C, cosa che
           non piacque i comandi croati che tornarono a lamentarsi con forza dei soprusi e dei cri-
           mini commessi da queste ai danni delle popolazioni croate, chiedendone lo scioglimento o
           quanto meno il trasferimento.
              Le stesse lagnanze, nel corso dei colloqui tenutisi il 19 settembre 1942 a Zagabria, il 13
           e il 15 ottobre a Spalato, furono indirizzate dalle autorità croate a Roatta che, messo alle
           strette, si impegnò a non aumentare il numero delle formazioni M.V.A.C.,“a non lasciarle
           senza far niente perché ciò porterebbe ad aumentare i loro propositi filo-serbi” e a trasferire
           le bande cetniche dell’Erzegovina in zone a larga maggioranza serbo-ortodosse. I croati
           furono anche informati del fatto che nella sola Erzegovina erano stati eseguiti non meno di
           166 arresti tra i cetnici accusati di eccessi ai danni delle popolazioni croate e musulmane.
           Il Poglavnik comprese, comunque, che i comandi italiani erano tutt’altro che intenzionati
           a sciogliere o disarmare le bande cetniche , nelle quali vedevano uno strumento prezioso
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           723 Foglio n. 10312/OP. del 10 ottobre 1942, Operazione “Beta”, comando XVIII Corpo d’Armata – Uf-
              ficio Operazioni.
           724 A Bos Grahovo si svolse una vera e propria battaglia dove emerse il valore dei fanti della “Sassari”
              (circa 500) che tenevano il presidio. I partigiani assaltarono per sette volte il caposaldo in attacchi
              notturni appoggiati dal tiro di artiglierie e mortai (4 pezzi da 100, 75 e 37 mm e 2 mortai da 81 che
              tirarono 260 colpi). Gli attacchi furono accompagnati da grida, canzoni comuniste e imposizioni di
              resa in lingua italiana. La banda M.V.A.C. del caposaldo fu presa dal panico e non reagì.
           725 Foglio n. 20800 del 18 ottobre 1942, Accordi col Poglavnik circa le formazioni M.V.A.C. “cetniche”,
              Comando Superiore FF.AA. “Slovenia-Dalmazia” – Ufficio Operazioni. Pavelic ammise il fallimen-
              to del tentativo croato di formazione in proprio di bande M.V.A.C. cattoliche o musulmane, quale

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