Page 260 - L'Esercito alla macchia - Controguerriglia Italiana 1860-1943
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           normali autocarri rinforzati nelle parti più vulnerabili con corazzature di circostanza presso
           le officine dell’Armata il che, se assicurava una qualche protezione per il personale traspor-
           tato e per il vano motore dal tiro delle armi leggere, rappresentava comunque una soluzione
           improvvisata quanto mai precaria. I nuovi autoprotetti Fiat fornivano maggiori garanzie in
           termini sia di protezione balistica, sia di robustezza della meccanica, ed erano allestiti in
           modo da consentire l’impiego da bordo, anche in movimento, di fucili mitragliatori e lan-
           ciafiamme attraverso le feritoie degli scudi sistemati intorno al cassone, o da servire come
           posti comando mobili grazie a un’idonea dotazione di apparati radio. Questi mezzi furono
           organizzati in sezioni di 22 veicoli che affiancarono i plotoni e le compagnie autoblindo
           nella scorta alle autocolonne.
              Oltre a produrre il massimo sforzo sul piano puramente militare, nel 1942 i comandi
           italiani si impegnarono a fondo nel promuovere accordi tra cetnici e croati che consentis-
           sero di arrivare a una durevole tregua d’armi , prodigandosi nel contempo per alleviare
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           la difficile situazione alimentare causata dall’impossibilità di un regolare svolgimento dei
           lavori agricoli e delle attività pastorali .
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              Le bande agli ordini di Tito, sfuggite alle operazioni di controguerriglia condotte dai
           tedeschi e dagli italiani fra l’inverno e la primavera del 1942, si erano nel frattempo raffor-
           zate a spese soprattutto dei croati, dimostrando un elevato valore combattivo. Inizialmente
           svantaggiati rispetto ai loro avversari interni, col partito comunista jugoslavo al bando ed
           un seguito circoscritto al ceto operaio cittadino e all’ambito ristretto degli intellettuali, i
           partigiani avevano dovuto aspettare l’estate del 1941 e la rottura dell’alleanza russo-tedesca
           per passare alla fase della lotta armata. I cetnici, invece, avevano potuto sfruttare l’organiz-
           zazione segreta già operante nell’ambito delle strutture militari del Regno di Jugoslavia e la
           storica attitudine delle popolazioni serbe alla guerriglia, e, con il riconoscimento del gover-
           no jugoslavo in esilio a Londra, avevano potuto contare anche sull’appoggio dei servizi se-
           greti britannici. Gli ustascia, da parte loro, avevano potuto giovarsi del supporto di un’orga-
           nizzazione statale che, almeno inizialmente, aveva avuto un largo seguito tra la popolazione
           croata, finalmente in grado di coronare il sogno dell’indipendenza nazionale. Pur legato alle
           potenze dell’Asse, che occupavano una considerevole parte del suo territorio, lo stato croato
           disponeva di proprie forze armate equipaggiate da Italia e Germania. A favore dei partigiani
           giocarono alla lunga, oltre alla parabola decrescente dell’Asse sui fronti africano ed orien-
           tale, la superiore motivazione ideale e la capacità di propaganda del movimento comunista
           che, rifiutando ogni tipo di compromesso con gli occupanti, seppe far leva sulla lotta per
           l’indipendenza nazionale. Fino a tutto il 1941 solo il nucleo centrale raccolto intorno a Tito



           727 Gli italiani erano riusciti in molte zone ad azzerare la conflittualità tra serbi e croati, raggiungendo
              un livello minimo di convivenza con i croati che presidiavano i principali centri abitati e i cetnici più
              forti nelle campagne e nei centri minori. In alcune città come Mostar coesistevano reparti militari di
              ambo le parti.
           728 Notiziario politico militare n. 65, in data 30 settembre 1942, Comando Superiore FF.AA. “Slovenia-
              Dalmazia”. Nel solo mese di marzo del 1943 la 2ª Armata distribuì alle popolazioni 3.400 quintali di
              farina.

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