Page 328 - L'Esercito alla macchia - Controguerriglia Italiana 1860-1943
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328 l’eserCito alla maCChia. Controguerriglia italiana 1860-1943
Ciascuna grande unità doveva costituirsi una riserva di manovra della forza minima di un
battaglione dislocata nella sede del comando, mentre a Lubiana era prevista la costituzio-
ne di una riserva di manovra di Corpo d’Armata della forza di un battaglione rinforzato
da elementi corazzati. In previsione dell’inverno fu ordinato alle divisioni di organizzare,
ciascuna per contro proprio, corsi sciatori, mentre si stabilì che ogni presidio avesse come
forza minima almeno una compagnia. Secondo Robotti, forse con eccessivo ottimismo,
l’impiego di masse organiche a livello di divisione che aveva caratterizzato il recente ciclo
operativo estivo-autunnale doveva lasciare il posto all’azione manovrata di reparti di ben
minore consistenza. In ordine a questo intendimento, lo spiegamento delle forze venne
ulteriormente territorializzato attraverso la ripartizione dei settori di responsabilità secondo
uno stretto criterio gerarchico: zone di giurisdizione divisionali o di raggruppamento, set-
tori reggimentali e sottosettori di battaglione. Nell’ambito della zona di competenza ogni
comando doveva cercare di eliminare la presenza partigiana ricorrendo: “a puntate per la
ricerca dei nuclei o degli elementi superstiti e randagi”, ad agguati predisposti nei punti di
passaggio obbligato e a una combinazione di queste due tipologie d’intervento.
Intanto il S.I.M. rilevò che era in atto una riorganizzazione delle unità combattenti par-
tigiane con la costituzione di speciali unità mobili senza sede denominate brigate d’assalto
(o d’urto), ciascuna su 3 battaglioni di 3 compagnie di 40 uomini. Secondo il comando
partigiano, “finché eravamo in possesso del territorio liberato, c’era bisogno di tenere l’e-
sercito diviso per controllare la grande estensione di esso. Oggi è necessario concentrare le
forze per poter condurre le operazioni con successo. Sono necessari nuclei mobili non legati
alla difesa del territorio”. Gli odred a suo tempo sciolti erano stati ricostituiti assumendo
funzioni più che altro territoriali, mentre le brigate d’urto rappresentavano forze mobili da
impiegare di volta in volta e a seconda delle circostanze in azioni offensive . Tali brigate
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d’assalto, che costituivano la massa di manovra alle dirette dipendenze del quartier generale
partigiano impiegabile da un’estremità all’altra della provincia, erano formate in prevalenza
da elementi senza legami con il territorio, come fuoriusciti e volontari, mentre gli odred
erano portati a rimanere nell’ambito del territorio dove gli uomini che ne facevano parte
avevano i loro affetti ed i loro beni. Se la territorialità portava alcuni vantaggi - ad esempio
la perfetta conoscenza del terreno e del dialetto, che agevolava le operazioni di recluta-
mento e l’attività informativa e permetteva di riorganizzarsi rapidamente dopo le azioni
di rastrellamento italiane sfruttando al meglio le risorse locali – di contro pregiudicava la
possibilità di costituire grosse bande da impiegare lontano dai luoghi d’origine .
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Le relazioni periodiche che venivano inviate allo S.M.R.E. sul morale delle truppe del-
l’XI Corpo d’Armata segnalarono in novembre la stanchezza dei reparti dopo le 15 setti-
mane di intensa e continua attività operativa del ciclo “Primavera”. Rientrate nei presidi, le
862 Relazione quindicinale (dal 26 ottobre al 10 novembre 1942), Comando XI Corpo d’Armata – Ufficio
Informazioni. Il documento rilevava che se il numero degli odred e delle brigate d’assalto era superio-
re a quello preesistente al piano “Primavera”, la massa combattente era notevolmente inferiore per le
perdite subite.
863 Si veda anche Ten. Col. iGino Gravina, Il movimento partigiano in Slovenia, in “Rivista Militare” –
1947, p. 794.
Capitolo terzo

