Page 358 - L'Esercito alla macchia - Controguerriglia Italiana 1860-1943
P. 358
358 l’eserCito alla maCChia. Controguerriglia italiana 1860-1943
rardini, e un nuovo governatore della Tripolitania, Giuseppe Volpi. I rapporti con gli arabi
erano ormai tali da non poter più lasciare spazio ad alcun accordo, se non rinunciando del
tutto alla colonia e vanificando quanto era stato fatto nell’arco di un decennio, con tutte
le conseguenze del caso anche a livello di immagine internazionale. Girardini era dunque
deciso a rispondere all’intransigenza e alle sempre più ardite richieste dei notabili locali
adottando una linea d’azione più ferma con l’obiettivo di estendere il controllo dell’Italia
ad altre zone della Tripolitania. La situazione politica interna era però tale da far escludere
l’invio di uomini e mezzi e Volpi avrebbe dovuto fare il possibile con quanto aveva a sua
disposizione, circa 16.000 uomini con una ventina di pezzi d’artiglieria, una mezza dozzina
di autoblindo e una dozzina di velivoli. Gli accordi del 1919, e il concomitante processo di
smobilitazione, avevano infatti portato a una forte contrazione del dispositivo militare della
colonia che due anni prima era arrivato a contare, seppur per brevissimo tempo, 80.000
uomini, e alla data del 1° agosto 1921 la sua componente aerea era costituita soltanto dalla
12ª Squadriglia, con 3 bombardieri trimotori Caproni Ca.3, e dalla 89ª Squadriglia, con 6
monoposto SVA 7 e 3 biposto SVA 10.
Il 26 gennaio 1922, in risposta al susseguirsi degli attacchi alle popolazioni berbere
sottomesse all’Italia e a reparti in ricognizione, e anche per reazione a iniziative dei notabili
arabi che svuotavano di significato la sovranità italiana, Volpi, con la preventiva autoriz-
zazione di Girardini, decise di procedere all’occupazione di Misurata Marina, da tempo
allo studio, facendovi sbarcare un corpo di spedizione di 1.800 uomini con 6 pezzi d’ar-
tiglieria. Si trattava dell’unico porto esistente sul lunghissimo litorale tra Tripoli e Bengasi
e con la sua conquista non solo veniva tolto agli insorti il loro unico sbocco al mare ma
veniva riaffermata la sovranità dell’Italia sulla regione, riconducendo la questione libica
alle dimensioni di un problema di polizia coloniale. Le operazioni si protrassero fino al 14
febbraio e videro il primo, significativo intervento dell’aviazione della Tripolitania dopo
oltre due anni di sostanziale inattività, interrotta soltanto da qualche volo di ricognizione
e dal limitato appoggio fornito alla colonna Mezzetti nel maggio precedente. I 5 velivoli
trasferiti dal campo di Tripoli Mellaha a Homs svilupparono inizialmente un’attività di
ricognizione e di propaganda con il lancio di manifestini per poi passare all’attacco al suolo
durante la fase di consolidamento ed espansione della testa di ponte. Tra il 26 gennaio e
il 14 febbraio furono effettuate 30 sortite, delle quali 12 di ricognizione, altrettante di
mitragliamento e spezzonamento, 3 per lancio di manifestini e 3 per collegamento , una
905
tipologia di missioni destinata anche in seguito a caratterizzare l’impiego del mezzo aereo
nella contro-insurrezione.
L’importanza delle missioni di trasporto venne invece esaltata da quanto le due squadri-
glie della Tripolitania riuscirono fare a favore del presidio di el-Azizia, forte di un migliaio
di uomini, isolato dal 9 febbraio, quando i guerriglieri avevano tagliato la linea ferroviaria
per Tripoli. La situazione generale della colonia, con i ribelli all’offensiva, non permetteva
di organizzare subito una colonna di soccorso e il compito di rifornire quello che era il più
905 Ferdinando pedriali, L’aeronautica italiana nelle guerre coloniali. Libia 1911-1936, Gaeta, Ufficio
Storico Stato Maggiore Aeronautica, Agenzia Industrie Difesa, 2008, pp. 140-142.
Capitolo quarto

