Page 366 - L'Esercito alla macchia - Controguerriglia Italiana 1860-1943
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           di attrezzature di supporto, quali pompe per il travaso della benzina, carrelli per il solleva-
           mento dei velivoli, cassoni di mobilitazione con parti di ricambio e attrezzi speciali per le
           riparazioni. Quando le forze italiane penetrarono nello Sciaati, venne costituita una base
           logistica avanzata a Brach, trasferendovi da Hon 350 quintali di carburante, lubrificante e
           materiali vari e nel prosieguo della campagna un’altra fu allestita a Sebha, con la stessa dota-
           zione di scorte, impiantando poi dei punti d’appoggio avanzati a Umm el Araneb e Ubari.
           Con le colonne del tenente colonnello Ferrari Orsi e del duca delle Puglie operò infine una
           piccola base mobile con il necessario per assicurare l’operatività di 3-4 velivoli trasportato
           su autocarro o a dorso di cammello.
              L’ordine d’operazioni emanato il 25 novembre dal generale Graziani prevedeva una
           rapida avanzata da Bir Sciueref su Brach. Una volta occupata questa località, una seconda
           colonna doveva muovere da Hon su Sebha, destinata a essere la base di partenza per le
           operazioni successive. Da Sebha, nella depressione dello Sciaati, si diramavano infatti le
           carovaniere per Zuila e Uau el-Chebir a est, Murzuch, Gatrun, Tummo e il Tibesti a sud,
           Ubari, Serdeles e Gat a ovest, e da questa posizione centrale sarebbe stato quindi possibile
           agire separatamente contro le formazioni ribelli dei fratelli Sef en-Nasser, gravitanti nel set-
           tore orientale, e quelle di Mohamed ben Hag Hassen, in ritirata verso i confini occidentali.
           Le forze agli ordini di Graziani comprendevano 3 raggruppamenti sahariani, ciascuno di
           forza equivalente a un battaglione, e 2 gruppi irregolari, tutti montati su mehari, e il XVII
           battaglione Eritreo, montato su autocarri, oltre a una squadriglia di autoblindo, reparti
           mitraglieri e elementi di supporto per un totale di circa 4.000 uomini. Si trattava di uno
           strumento agile e manovriero, in grado di operare nelle profondità del deserto con una
           mobilità pari, se non superiore, a quella dell’avversario, e che poteva contare sul supporto
           di una componente aerea equipaggiata e organizzata in modo da appoggiarne l’azione an-
           che a grande distanza dalle sue basi permanenti. Mobilità e potenza di fuoco, più ancora
           della superiorità numerica, promettevano di essere risolutivi nei confronti di un avversario
           ancora piuttosto forte, potendo schierare dai 1.500 ai 2.000 combattenti.
              L’avanzata ebbe inizio il mattino del 28 novembre e il 5 dicembre la colonna principale,
           agli ordini di Amedeo di Savoia, duca delle Puglie, entrò a Brach senza trovare resistenza
           e accolta anzi con un certo sollievo dagli abitanti stremati dal protrarsi di una situazione
           ormai insostenibile. Il 13 dicembre l’avanzata riprese e l’indomani venne raggiunta senza
           difficoltà Sebha. La minaccia più seria era rappresentata dalle bande che agivano nel settore
           orientale, e fu quindi in quella direzione che il comando italiano decise di agire, muovendo
           su Umm el-Araneb, Zuila e Uau el-Chebir e mettendo nel contempo in atto un elaborato
           piano di inganno. Fu infatti fatta circolare la voce di un’imminente avanzata su Murzuch
           e venne intensificata l’attività aerea verso Ubari. Il 4 gennaio il dispositivo aereo era stato
           infatti riorganizzato trasferendo a Sebha le due squadriglie di Hon e a Hon la squadriglia
           di riserva di Sirte.
              La seconda fase delle operazioni ebbe inizio il 6 gennaio e il mattino del 9 i reparti
           sahariani del duca delle Puglie, rinforzati da una squadriglia di autoblindo, occuparono
           Umm el-Araneb. L’avanzata era stata appoggiata dall’alto da una sezione di 4 Ro.1 dell’89ª
           Squadriglia che avevano operato a diretto contatto con la colonna, atterrando nei suoi


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