Page 369 - L'Esercito alla macchia - Controguerriglia Italiana 1860-1943
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Il contrIbuto della regIa aeronautIca 369
logistica delle truppe, Graziani, sulla base delle notizie raccolte sul posto, lanciò i 370 libici
del gruppo irregolare della Ghibla verso Ghat, nei cui pressi era stata segnalata la presenza
di circa 200 armati della tribù degli Orfella, e il raggruppamento sahariano verso Serdeles,
a nord di Ghat, all’inseguimento dei circa 800 combattenti su cui ancora poteva contare
Mohamed ben Hag Hassen. A causa delle condizioni meteorologiche avverse e per proble-
mi ai motori, l’aviazione sahariana non fu in grado di intervenire prima del mattino del 12
febbraio, quando il tenente colonnello Ranza arrivò con due Ro.1 e due Ca.73 a Serdeles,
dove però i velivoli furono di nuovo bloccati a terra da un’improvvisa bufera di vento.
L’indomani una ricognizione armata sui pozzi di Hasi Suisse, dove una pattuglia di tuareg
del I gruppo sahariano aveva segnalato la presenza di numerosi fuochi di bivacco, accertò
che gli accampamenti erano stati abbandonati e si concluse con il bombardamento della
colonna in fuga, individuata presso i pozzi di Tachiomet, a breve distanza dal confine con
l’Algeria. Mohamed ben Hag Hassen, come fu confermato da alcune intercettazioni radio,
era già arrivato a un accordo con le autorità francesi per poter attraversare la frontiera con
quanto gli restava delle sue forze e la stessa strada avevano preso gli Orfella. Saputo che i
francesi stavano procedendo al loro disarmo, Graziani richiamò le sue truppe a Serdeles.
Nel marzo del 1930, ultimato il rastrellamento e il disarmo di piccoli nuclei di sbandati,
tanto la Tripolitania quanto il Fezzan erano sotto il totale controllo italiano.
L’aviazione sahariana, come già aveva fatto durante le operazioni sul 29° parallelo, aveva
esplorato il terreno davanti alle colonne cammellate e motorizzate, guidandole a ingaggiare
un avversario elusivo e sfuggente e fornendo la potenza di fuoco con cui colpire gli obiettivi
più lontani e fissare sul posto i gruppi ribelli, provvedendo al tempo stesso a trasportare
nelle località più avanzate uomini e rifornimenti, così da mantenere alto il ritmo delle ope-
razioni. Il supporto logistico era stato concepito in modo da rispondere alle particolari con-
dizioni ambientali del deserto, con gli specialisti, i rifornimenti e le parti di ricambio che
muovevano al seguito delle colonne per attivare quando e dove necessario dei veri e propri
“Forward Arming and Refuelling Point” (FARP). Tra il novembre 1929 e il marzo 1930,
con non più di 18 velivoli in zona d’operazioni, e altri 15 disponibili tra Tripoli e Sirte,
vennero effettuate 439 sortite, per 1.190 ore di volo, sganciando 3.310 bombe, quasi tutte
di piccolo calibro e del tipo antipersonale, e trasportando 144 passeggeri e 26 tonnellate
di materiali . Ricognizione e collegamento assorbirono la maggior parte di questo sforzo,
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e in un tale scenario il solido e robusto Ro.1 si dimostrò più valido e affidabile del Ca.73,
che con la sua struttura di legno era troppo delicato e di impiego troppo oneroso. Pur
continuando a essere utilizzato in virtù della sua autonomia e della sua capacità di carico,
il bimotore Caproni sarebbe quindi uscito progressivamente di scena. Il Ro.1 invece, che
grazie alla sua struttura metallica risentiva molto meno delle condizioni ambientali, venne
modificato per renderlo ancora più idoneo a operare nel deserto. L’autonomia fu portata a
12 ore con l’installazione di serbatoi supplementari di benzina e olio, e per consentirgli di
svolgere nel migliore dei modi i suoi compiti di ricognizione e collegamento venne dotato
di un apparato radio ricetrasmittente, migliorandone poi le installazioni d’armamento con
914 Ferdinando pedriali, L’aeronautica italiana nelle guerre coloniali. Libia 1911-1936, op. cit., p. 284.

