Page 367 - L'Esercito alla macchia - Controguerriglia Italiana 1860-1943
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Il contrIbuto della regIa aeronautIca 367
pressi per rifornirsi e per trascorrere la notte. Oltre a mantenere il collegamento tra i diversi
scaglioni e a garantire una cornice di scurezza lungo la direttrice di marcia, il 9 gennaio i
Romeo riuscirono a individuare e ad attaccare elementi della retroguardia di Ahmed Sef en-
Nasser. Il velivolo del sottotenente De Paolini, con il motore messo fuori uso da un colpo
di fucile, fu costretto a un atterraggio di emergenza concluso da una rovinosa capottata sul
terreno irregolare. Il pilota, gravemente ferito, e il suo motorista vennero tratti in salvo dal
comandante della sezione, il capitano Mazzini, che per due volte atterrò in pieno deserto
per recuperarli e portarli a Umm el-Araneb, dove con il materiale al seguito della colonna
era stata rapidamente impiantata una base avanzata. Il successivo balzo di 260 chilometri
fino a Uau el-Chebir, attraverso una zona impraticabile per gli automezzi, fu compiuto
in tre giorni dal I raggruppamento sahariano agli ordini del tenente colonnello Federico
Ferrari Orsi. Lasciata Umm el-Araneb la sera del 9 gennaio, il pomeriggio del giorno 12 la
colonna si accampava a 35 chilometri dal suo obiettivo, dove il mattino dopo fu raggiunta
dai tre Ro.1 del capitano Mazzini. Quella mattina stessa i velivoli, dopo essersi riforniti con
la benzina trasportata sul posto a dorso di cammello, si spinsero in ricognizione sulla conca
di Uau el-Chebir, circondata da una fascia di collinette alte non più di 100 o 200 metri,
accertandovi la presenza di un nucleo di circa 200 insorti apparentemente sul punto di la-
sciare in tutta fretta l’oasi. Si trattava infatti dell’estrema retroguardia degli Aulad Soliman,
una tribù di irriducibili combattenti che costituiva il grosso delle formazioni agli ordini
dei fratelli Sef en Nasser. Gli uomini di Ferrari Orsi li agganciarono verso mezzogiorno del
13 gennaio, irrompendo nell’oasi con l’appoggio dei Romeo e dopo una serie di piccoli
scontri protrattasi per quasi tre ore li volsero in fuga, lanciandosi poi all’inseguimento delle
carovane e dalle mandrie di cammelli per le quali i fuggitivi avevano inutilmente cercato di
guadagnare tempo. In questa fase, nell’atterrare presso un reparto sahariano, il velivolo del
capitano Mazzini capottò e andò distrutto senza conseguenze per l’equipaggio. All’azione
AUSSMA. Il bombardiere bimotore Caproni Ca.73 sostituì nel corso del 1927 i trimotori Ca.3
della 12 Squadriglia. Questo velivolo, pur troppo delicato e di impiego troppo oneroso per lo
a
scenario libico, si fece apprezzare grazie alla sua autonomia ed alla sua capacità di carico.

