Page 382 - L'Esercito alla macchia - Controguerriglia Italiana 1860-1943
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           delle operazioni: “L’aviazione è stata presente in tutte le fasi della guerra e in ogni fase di
           ogni singola battaglia. In mancanza dell’aviazione nemica, era assoluta padrona del cielo. E’
           l’arma dell’avvenire, renderà sempre di più e in campi sempre nuovi. Ma tanto più renderà
           quanto più strettamente agirà in coordinamento con l’esercito. L’una e l’altro non potranno
           mai più, da soli, fare la guerra” . Purtroppo questo tipo di impostazione non sarebbe stato
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           sviluppato in modo adeguato al di fuori dell’ambito coloniale, e di lì a qualche anno il ren-
           dimento dello strumento militare italiano sarebbe stato fortemente condizionato proprio
           dalla mancanza di un approccio interforze.
              Alla fine della “guerra dei sette mesi” l’ordine di battaglia dell’Aeronautica dell’Eritrea,
           alle dipendenze del generale di brigata aerea Mario Ajmone Cat, comprendeva una bri-
           gata da bombardamento, con gli stormi 8° e 9°, entrambi su due gruppi di due squadri-
           glie e montati il primo su monomotori Ca.111, il secondo su trimotori Savoia-Marchetti
           S.81, il 14° Stormo, anch’esso su due gruppi di due squadriglie con trimotori Ca.101 e
           Ca.133, uno stormo da ricognizione tattica, su due gruppi di quattro squadriglie di Ro.1,
           tre squadriglie autonome da ricognizione su Ro.37 e due squadriglie autonome da caccia
           su CR.20. Sul fronte sud l’Aeronautica della Somalia, agli ordini del generale di brigata
           aerea Ferruccio Ranza, disponeva del 7° stormo, con tre gruppi di due squadriglie ciascuno
           montati rispettivamente su Ca.101, Ca.111, Ca.133, e di un gruppo autonomo da caccia e
           ricognizione, con una squadriglia di Ro.1, una di CR.20 e una di Ro.37. In tutto si trattava
           di circa 350 velivoli, una novantina dei quali sul fronte somalo.
              Il Ca.133, che stava gradatamente sostituendo il Ca.101, era l’espressione più avanzata
           della formula trimotore ad ala alta con carrello fisso sviluppata dalla Caproni a partire dal
           1926 in funzione dell’impiego in colonia, dove occorrevano macchine con una buona ca-
           pacità di carico e di facile manutenzione. Il progetto, a cui aveva contribuito in larga misura
           l’ingegner Rodolfo Verduzio, rifletteva gli sviluppi della seconda metà degli anni Venti in
           materia di costruzioni metalliche e permetteva di abbinare una grande solidità a un com-
           portamento elastico della struttura, interamente in tubi d’acciaio. Questa riuscita famiglia
           di velivoli si caratterizzava poi, oltre che per l’architettura monoplana con ala a semisbalzo,
           per la fusoliera di grande capacità interna, l’impennaggio orizzontale a incidenza varabile
           in volo, il carrello a larga carreggiata le cui strutture erano parte integrante delle travature
           della cellula a tutto vantaggio della solidità dell’insieme, e per la possibilità di montare
           diversi tipi di motore senza modificare significativamente l’architettura della macchina,
           cosa che permise di avere in rapida successione più versioni della stessa formula di base.
           Dopo il monomotore Ca.97 del 1928, prodotto in una ventina di esemplari e utilizzato in
           Libia nell’ultima fase della riconquista, fu la volta del trimotore Ca.101, il cui prototipo
           volò nell’estate del 1929, prodotto in 80 esemplari con diverse combinazioni di motori di
           potenza compresa tra i 200 e i 400 cv, del bimotore Ca.102, realizzato in 34 esemplari,
           in parte trasformati in quadrimotori montando due propulsori in tandem nelle gondole
           subalari, del monomotore Ca.111 del 1932, di cui furono costruiti 137 esemplari, del tri-
           motore Ca.133, apparso nel dicembre del 1934, il cui successo è sottolineato dal fatto che


           927 pietro BadoGlio, La guerra d’Etiopia, Milano, Mondadori, 1936, p. 215.

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