Page 229 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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CAPITOLO SECONDO



           Sulle Vie Consolari che circondavano Roma e nell’immediata periferia della città vi furono sempre occhi attenti
           perché le unità tedesche si muovevano su queste strade e quindi era necessario inviare rapidamente ogni gior-
           no quale fosse la situazione, ad esempio, delle officine campali situate nelle vicinanze della Via Appia Antica;
           occorreva avere sempre lo stato della consistenza dei depositi di munizioni e viveri che erano stati costituiti dai
           tedeschi nei Forti dell’Acqua Santa, dell’Appia, dell’Ardeatina e soprattutto dell’Aeronautica nazista, nella zona
           compresa tra la Via Appia Nuova e la Via Ardeatina. Vi erano anche delle artiglierie di grosso calibro nella zona
           di Grottaferrata: regolarmente annotate e riferite agli Alleati per la possibile auspicata distruzione.
           Un esempio del fondamentale servizio dato da questi elementi informativi clandestini, che ottenevano le
           notizie rischiando sempre molto nella loro attività di osservatori, fu la notizia del passaggio della divisione
           Hermann Göring, diretta a Cassino attraverso Valmontone, una sede del Comando tedesco e dei movimenti
           delle Unità naziste provenienti dalla Francia e dalla Jugoslavia.
           Quando si comprese che la liberazione stava per arrivare, furono fatti dei preparativi di resistenza attiva
           sia con scavi per postazioni di armi automatiche proprio nella zona compresa tra le Vie Consolari più fre-
           quentate, comprese quelle che portavano al mare ove già nei giorni del settembre 1943 si erano verificati i
           combattimenti più aspri con le truppe naziste, cioè sulla Via Ostiense, alla Magliana, alla Cecchignola.
           Furono comunicate tutte le notizie di carattere militare che provenivano dai propri affiliati, fornendo anche
           ulteriore personale necessario per completare l’attenta osservazione.
           Interessante notare che il lavoro informativo più importante per la resistenza fu compiuto proprio all’in-
           terno della Marina Repubblicana. E questo fu possibile perché due Capi Segreteria e un Sottocapo furono
           autorizzati ad aderire a quella Marina; un ufficiale ebbe il compito di dar loro le direttive e di fare da colle-
           gamento con il nucleo centrale del Servizio a Brindisi. Considerate le mansioni che quelle persone infiltrate
           svolgevano presso quel Comando a Roma e la fiducia che erano riusciti ad accattivarsi con molta abilità, le
           informazioni pervennero in modo metodico, costante e soprattutto tempestivo, tanto che molte volte fu
           possibile sventare le ricerche dei repubblicani ai danni di personale nascosto, avvertendolo con grande tem-
           pestività. Fu possibile seguire tutta l’attività dei repubblicani quasi giornalmente, ottenendo informazioni
           militari e sul possibile comportamento dei singoli, all’arrivo degli Alleati.
           Come era successo per l’Arma, il Fronte Clandestino della Marina si tenne fuori e al di sopra di qualunque
           tendenza o partito politico; attivi furono invece i contatti con il Comando centrale del Fronte Clandestino
           di Resistenza prima con Montezemolo, poi con Armellini e con l’ultimo comandante del Fronte il generale
           Bencivenga. Questo collegamento fu assicurato dal fratello di Montezemolo, il capitano di fregata Renato
           Cordero di Montezemolo che, dopo la morte del fratello, con sempre maggiore determinazione, aveva por-
           tato avanti il suo non facile e molto rischioso compito.
           Due notizie in particolare furono fruttuose per quanto riguardava il Comando Alleato: una relativa alle ope-
           razioni con mezzi d’assalto che fruttò un incondizionato elogio a questo SIS/SIC informativo clandestino
           e l’altro fu la segnalazione del progettato attentato alla testa di sbarco di Anzio.
           Il Servizio Informazioni clandestine della Marina continuava in quella che era stata la sua abilità profes-
           sionale precedente e che proseguiva certamente anche a Brindisi, pur con tutte le difficoltà connesse alla
           collaborazione con gli Alleati: molto spesso l’ufficiale dell’intelligence del distaccamento OSS Fifth Army
           Mission impartiva ordini direttamente al personale italiano del SIS che operava a Brindisi, senza il concerto
           con il capo dell’intelligence militare italiana Agrifoglio, che in teoria avrebbe dovuto avere il coordinamento
           generale anche del SIS e del SIA, specialmente per quanto riguardava il controspionaggio. Emersero molte
           volte conflitti di competenza e una certa confusione competitiva che ebbe modo di incidere negativamente
           sulle attività, a volte con pericolose lacune per la stessa sicurezza dei vari organismi .
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           A proposito di alcuni conflitti di competenza, interessante anche la relazione del tenente di vascello Giorgio
           Zanardi sulla sua missione, predisposta dal SIS, senza alcuna autorizzazione del SIM, ma anche di quella ob-
           bligatoria della Missione Militare Alleata, per raccogliere nell’Italia occupata notizie di carattere militare, po-
           litico, economico, e in particolare sulla Marina repubblicana e riprender alcuni contatti. Era arrivato a Roma


           96   Occorre ricordare una relazione della metà del 1944 di Vincent Scamporino, (capo dell’intelligence verso l’Italia nel teatro
           nord-africano), nella quale scrive chiaramente che gli inglesi dirigevano i Servizi italiani, almeno nel primo anno di attività, con
           particolare attenzione e pressione sul controspionaggio. NARA, RG 226, NND 974345, giugno 1944.

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