Page 339 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
P. 339

CAPITOLO TERZO



           Intanto si stavano formando, oltre alle reti delle missioni sopra illustrate, altre reti di resistenza partigiane,
           alcune legate a movimenti politici come le Brigate d’Assalto Garibaldi (Partito Comunista Italiano), le Brigate
           Giustizia e Libertà (Partito d’Azione), le Brigate Matteotti (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria), le
           Brigate Mazzini (Partito Repubblicano Italiano), Brigate del Popolo (Partito Popolare - Democrazia Cristia-
           na); molto attive e strutturate, le Brigate Fiamme Verdi (di prevalente orientamento cattolico, diffuse in Lom-
           bardia e in Emilia Romagna,) altre formazioni partigiane Autonome (guidate da militari, attive in Piemonte),
           l’Organizzazione Franchi, il Gruppo delle Divisioni alpine Mauri ; il tutto coordinato, con molte difficoltà,
                                                                       87
           dal CLN tramite il suo comitato militare e quasi tutte, con un riferimento politico partitico, ben delineato,
           anche se non tutte aderirono al CLN, pur agendo a volte insieme a brigate che avevano invece aderito.
           Nel giugno 1944 a Milano si costituì il Comando unico del Corpo Volontari della Libertà - CVL, braccio
           militare del CLNAI a capo del quale fu messo il generale Raffaele Cadorna, alias Valenti, che, paracadutato,
           fu infiltrato in Italia settentrionale, accompagnato da un ufficiale britannico e da una missione di collega-
           mento italiana . La sua nomina fu molto voluta da Edgardo Sogno che riuscì a convincere le altre forma-
                        88
                                                                                            89
           zioni partigiane ad accettare il generale non tanto come Comandante ma ‘coordinatore’ .
           Fu complesso il rapporto fra le formazioni partigiane, il governo italiano e gli Alleati che indubbiamente,
                                                         considerando il Nord ancora zona di guerra, intendevano
                                                         mantenere il controllo completo delle attività ‘sovversive’
                                                         di resistenza, delle quali comunque avevano bisogno per
                                                         raggiungere l’obiettivo previsto e lo raggiunsero in molti
                                                         casi. Le strutture partigiane però non sempre accettarono
                                                         di buon grado il coordinamento alleato, anche se ne ave-
                                                         vano estremo bisogno per i rifornimenti tanto che anda-
                                                         rono in crisi dopo il proclama di Alexander anche per la
                                                         riduzione annunciata dei rifornimenti. Gli angloamericani
                                                         avevano sviluppato una certa ‘ansietà’ perché si rendevano
                                                         conto che vi era stata in Italia una espansione di gruppi di
                                                         resistenza ben armati che poteva poi in seguito portare
                                                         a disordini anche gravi dopo la liberazione. Come per il
                                                         generale Messe, il coordinamento doveva essere realizza-
                                                         to per riuscire a concretare le previste operazioni militari
                                                         sul fronte italiano. Il coordinamento però serviva anche ai
                                                         partigiani per poter meglio operare anche in collegamento.
                                                         Per una lunga serie di motivi, non esclusa la reazione al
                                                                                                        90
                                                         proclama del 13 novembre, del generale Alexander  non
                                                         ben compreso e accettato  dai  patrioti ma  correttamente
                                                         inteso dal CLN, fu necessario giungere a un accordo tra
                                                         CLNAI e gli Alleati per continuare a operare dopo la sta-
                                                         si invernale, prevedendo gli ulteriori combattimenti sulla
                                                         gotica e l’aiuto necessario dei partigiani in tutta l’Italia set-
           Il volume di memorie di Edgardo Sogno.        tentrionale, una volta sfondata la difesa tedesca, anche con
           Biblioteca privata Pasqualini                 il valido concorso delle truppe italiane del Regio Esercito.


           87   Molte di queste formazioni, comandate da ufficiali dell’Esercito che rivendicavano una completa indipendenza dai partiti po-
           litici, operavano in Piemonte: la 1ª Divisione Langhe era comandata dal maggiore degli alpini Enrico Martini, conosciuto come
           Mauri; la seconda da Piero Balbo, sottotenente di vascello della Regia Marina, conosciuto come Comandante Nord o Poli. Stessa
           situazione per la Franchi.
           88   SOE Operazione: BANTRY/FAIRWAY.
           89   Vicecomandanti: Ferruccio Parri e Luigi Longo. Il CVL, alle dipendenze del CLNAI, operò fino alla metà aprile 1945. Per le
           discussioni sul comando di Cadorna, Edgardo Sogno, Guerra Senza Bandiera, Milano, Rizzoli editore, 1950, p. 250 e ss. Il CVL, fu de-
           corato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, conferito alla Bandiera che si trova ora nel Sacrario delle Bandiere al Vittoriano di Roma.
           90   V. cap. III, 3.1.

                                                                                                      335
   334   335   336   337   338   339   340   341   342   343   344