Page 178 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA  PARTECIPAZIONE  ITALIANA  ALLA  SPEDIZIONE  INTERNAZIONALE  CONTRO  I  BOXER...   169

         dietro alcune case,  e aprirono il fuoco  sul  muro stesso.  Paolini decise  di  fare  un
         tentativo per impossessarsi del  pezzo;  ottenuto un  rinforzo di una quindicina di
         britannici, con il distaccamento italiano e quattro francesi, uscì nel vicolo a Nord
         del muro di cinta, mentre i giapponesi, dal lato orientale, cercavano di distogliere
         l'attenzione  del  nemico.  Slanciatosi  per  prendere  di  assalto  la  barricata  che
          proteggeva il pezzo, a pochi metri da essa Paolini fu  colpito da un colpo nemico
         che lo  ferì  alla  spalla sinistra;  un secondo colpo ferì  mortalmente il cannoniere
         Francesco  Manfron.  Contro  la  sua  volontà,  Paolini  dovette  ordinare  la  ritirata
         attraverso una porta nel  muro che  dava  accesso  al  Fu,  ma  i colpi  nemici  fecero
         una seconda vittima  nel  marinaio  Giuseppe  Boscarini e  ferirono  leggermente  il
         timoniere  Remo Saldinari e un volontario inglese.  Ricoverato all'ospedale nella
         Legazione inglese, con un braccio immobilizzato, Paolini fu sostituito nel comando
         dal segretario della legazione  italiana,  marchese  don  Livio  Caetani.  Nella  notte
          i cinesi  riuscirono a  penetrare nel  Fu,  incendiarono altri  edifici e obbligarono i
         giapponesi e gli  italiani a ritirarsi su  una seconda linea difensiva sotto un vivace
          fuoco, ferendo mortalmente il  cannoniere scelto Francesco Melluso e, il 3 luglio,
         il sottocapo cannoniere Antonio Milani. I tentativi dei giapponesi di catturare il
         cannone nemico, appoggiati da un attacco diversivo italiano, fallirono provocando
         altre  perdite  umane.  La  pressione  nemica  nel  settore  non scemava.  La  linea  di
         difesa dei giapponesi era continuamente superata e fu  necessario abbandonare le
         trincee più avanzate. La Legazione di Francia, pesantemente bombardata da cannoni
          installati  a pochi  metri  dal  muro di  cinta,  fu  distrutta  per circa tre quarti.  Due
          mine scoppiarono il giorno  13  luglio sotto il  muro, abbattendolo quasi comple-
         tamente. Il  nemico era ora in grado di appiccare più facilmente  il  fuoco ai pochi
         edifici  che ancora restavano in  piedi.  Lo  stesso giorno, il distaccamento tedesco
          riuscì  a  respingere  un  attacco.  Il  fuoco  sul  lato  occidentale  del  quartiere,  nelle
          posizioni russe e britanniche era meno vivo,  ma  più  frequenti 'erano gli attacchi
          notturni,  Gli  statunitensi  mantenevano  il  loro  posto  sulle  mura.  Decimati  i
         distaccamenti  dalle  perdite  e  dalla  grande  quantità  di  feriti,  la  difesa  diveniva
         giorno  per  giorno  più  debole  e  alle  speranze  di  una  imminente  liberazione  da
         parte delle  truppe sbarcate  iniziava a subentrare la  rassegnazione.  La  situazione
         era critica,  ma  i tentativi  dei  cinesi  furono  molto  meno  pesanti  di  quanto ci  si
         sarebbe  potuto  aspettare.  Erano  a  Pechino  30000  Boxer,  organizzati  in  1400
         bande  sottoposte  al  principe  Tuan,  e  già  da  soli  sarebbero  stati  sufficienti  a
          prendere  le  Legazioni  al  primo  assalto;  sommando  loro  le  truppe  imperiali,  i
         cinesi  arrivavano  ad  una  tale  superiorità  numerica  da  rendere  qualsiasi  difesa
         pressoché  nulla,  a condizione,  beninteso, di  attaccare contemporaneamente da
         tutti i lati.  Invece  non successe  niente.  La  Corte non autorizzò le  forze  regolari
         a impiegare i cannoni più moderni contro le Legazioni. Con vecchi pezzi d'artiglieria
         ed  armi  individuali  i  cinesi  spararono  relativamente  da  lontano  ed  assalirono
         solo parzialmente il  perimetro delle  Legazioni, eseguendo non più d'un paio di
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