Page 340 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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330 MARIA GABRIELLA l'ASQUALINI
in discussione, quanto per la grave situazione, soprattutto disciplinare della gendarmeria.
La Missione dei Carabinieri aveva tra i suoi sostenitori più accaniti proprio il Ministro
degli Interni Repoulis che aveva difeso gli italiani in Parlamento, dichiarando che
la Missione era utile e stava assolvendo bene al suo compito e che se ancora a
quell'epoca non si erano potuti avere risultati tangibili, tale situazione non era
attribuibile alla Missione quanto al governo stesso che non aveva ancora potuto
tradurre in atto le proposte presentate, soprattutto per restrizioni di ordine finanziario.
In effetti anche Venizelos, nonostante la sua determinazione, non aveva potuto
dare piena soddisfazione alle richieste propositive della Missione per le peculiari
situazioni di bilancio che caratterizzavano la Grecia.
La Missione si trovò in precaria situazione quando nel febbraio del 1915, a
seguito del dissidio sempre più grave fra il re Costantino e Venizelos sulla politica
greca verso Gran Bretagna e Francia, quest'ultimo era stato costretto a dare le
dimissioni. Gli era succeduto a capo del governo greco Gunaris del quale era ben
nota l'italofobia. In quel momento il giol'\1ale ellenico "Cronos", fece una violenta
critica agli italiani, ispirata probabilmente dallo stesso Gunaris(30), e ne chiese la
rimozione dal comando della gendarmeria. L'ostilità aperta di Gunaris sarebbe
apparentemente cessata con il govel'\1o Zaimis, che succedette al secondo governo
Venizelos, ma non si sarebbe mai sopita. In realtà il governo Gunaris aveva
iniziato a chiedere un mutamento di indirizzo organizzativo e disciplinare della
Missione, soprattutto per motivi demagogici, in vista delle elezioni politiche che
si dovevano tenere di lì a poco. Chiedere di togliere il comando all'ufficiale italiano
per darlo ad un greco, sollecitava il nazionalismo della popolazione e significava
soprattutto mettere un ufficiale straniero sotto l'autorità di un greco. Gli italiani
a questo punto non avrebbero più avuto quel prestigio e quell'autorità necessaria
per ottenere i risultati richiesti. Questa ed altre ragioni avrebbero indotto Roma
a non spingere per rinnovare per la terza volta il contratto e a ritirare, almeno
temporaneamente, la Missione. La campagna stampa contro gli stranieri in genere
e contro la Missione era forte e da parte militare vi era il desiderio di azzerare la
Missione, che dava molti problemi e non riusciva a conseguire gli effetti sperati,
almeno sul piano dell'immagine.
In realtà, nel secondo biennio di permanenza in Grecia della Missione italiana,
sebbene non fosse stata convertita in legge buona parte dei provvedimenti richiesti
dai Carabinieri, erano state comunque aperte due Scuole per gendarmi, dopo aver
ampliato e rafforzato quella storica della gendarmeria cretese della Canea, voluta
e fondata durante la riorganizzazione della gendarmeria cretese, alla fine del secolo
XIX. Le nuove scuole erano state istituite a Atene e a Salonicco, che avevano
fOl'\1ito un certo numero di gendarmi e di sottufficiali. A quel punto il servizio di
polizia aveva iniziato a funzionare in modo soddisfacente, sia nella capitale che
in altri centri maggiori.
La Missione aveva inoltre continuato a studiare tutti i miglioramenti possibili
e a fare proposte al governo, per organizzare soprattutto le rafferme, per migliorare
le condizioni economiche della truppa e per procurare un numeroso arruolamento

