Page 343 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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I  CARAIIlNlERI  REALI  IN  GRECIA  (1912-1923)                        333


        Missione, stabilendo chiaramente che  i membri  di  essa sarebbero  dipesi  discipli-
        narmente soltanto dall'autorità del capo Missione e dalle autorità militari italiane.
        La  nuova Missione sarebbe stata composta dal  tenente colonnello capo Missione
        e da sette fra  maggiori e capitani.  Fu  chiaro che  la divisa indossata dagli  ufficiali
         italiani sarebbe stata quella dell'Arma. Il contratto avrebbe avuto durata triennale.
         Il governo greco accettò rapidamente le richieste italiane e mostrava di aver fretta
         di concludere(37).
             D'Aulisio,  che  molto  aveva  fatto  per  la  ripresa  delle  trattative,  ebbe  un
         altro  incarico  e  non  fu  inviato  ulteriormente  in  Grecia.  Fu  designato  nuovo
         capo Missione il  Gandini, coadiuvato dai  maggiori Erminio Mazza(38)  e Marco
         Falta, dai capitani Pietro Rubino, Ferdinando Viale, Gualtiero Ferrari, Casimiro
         Delfini e Antonio Battiti. Fu successivamente nominato anche il capitano Emilio
         Bassignano.
             Il  nuovo  contratto fu  firmato  il  5  ottobre del  1917 e dal  giorno successivo
        gli  ufficiali già  presenti ad Atene,  passarono direttamente al servizio del  governo
        greco (39),  continuando a vestire l'uniforme italiana: Atene aveva definitivamente
         lasciato cadere la pretesa che gli italiani vestissero la divisa della gendarmeria greca.
         Gli altri ufficiali partirono per la Grecia i12 novembre 1917. Nel 1918, fu designato
         anche  un  ufficiale  di  Intendenza,  il  capitano  Ercole Savoia.  Sempre  nel  1918, il
         maggiore  Crispino  Agostinucci,  allora  addetto  al  Comando  Generale  a  Roma,
         sostituiva il  Rubino, che aveva chiesto di rientrare in Italia per motivi di famiglia.
         Crispino Agostinucci avrebbe poi continuato il  suo servizio all'estero in  Albania,
         per lungo tempo.
             Nonostante le premesse favorevoli, l'opera della Missione ebbe serie difficoltà
         con  il  governo  ellenico,  soprattutto  per  l'organizzazione  dei  servizi  di  ordine
         pubblico nelle maggiori città: infatti il governo greco aveva chiamato ad organizzare
         i servizi  di  polizia  urbana  una  missione  inglese  e  le  due  rappresentanze  militari
         erano logicamente entrate in  rotta di  collisione per le  rispettive attribuzioni, che
         non  erano  state  ben  chiarite  dal  richiedente(40).  Da  notare  comunque  che  gli
         inglesi non avevano alcuna funzione di comando diretto ed erano presenti in veste
         di  consiglieri  militari  e  propositi vi,  non  certo  operativi  sul  territorio.  Spettava
         però  al  governo greco  chiarire  meglio  cosa intendesse  e  quali  servizi  attribuisse
         alla polizia urbana e quali alla gendarmeria. Anche il protrarsi del conflitto mondiale
         non  favoriva  un sereno svolgimento  dei  compiti  attribuiti,  con continui sospetti
         che gli ufficiali stranieri al servizio del governo greco, agissero in realtà anche come
         informatori politici dei  loro governi.  Questi sospetti sfiorarono logicamente tutte
         le  missioni e furono ampiamente ripresi dalla stampa ellenica nazionalista.
             Notevoli  furono  le  incomprensioni  tra il  Gandini,  molto  noto  e benvoluto
         negli ambienti politici e militari greci, con il  nuovo addetto militare all'Ambasciata
        italiana ad  Atene,  colonnello  Caracciolo,  il  quale  riteneva che  la  Missione  fosse
        sottoposta alla  sua  autorità,  anche  se  gli  ufficiali  erano  al  servizio  del  governo
        greco. Non era facile  stabilire i limiti  della dipendenza gerarchica, soprattutto in
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