Page 55 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LE CAMPAGNE OCEANICHE DELLA REGIA MARINA 47
Federico Curato nei saggi I primi passi dell'Italia lIella politica internazionale e La politica
estera del primo Ministero Ricasoli, pubblicato rispettivamente su "Il Politico", n. 1, 1955 e
"Rassegna storica toscana", a. IX, n. 1 gennaio-giugno 1963, raccolta ora nel volume Scritti di
storia diplomatica, Giuffrè Editore, Milano, 1984, p. 271-349.
(10) Silvestri, cit., p. 53.
(11) Vedasi Silvestri, cito p. 50-57. "Per ovvie ragioni l'anno più pesante fu il 1866, durante
il quale, a fronte di 617 milioni di entrate, si registrarono uscite per 1338 milioni con un
disavanzo del 117%.
(12) De Courten, cit., p. 35-36: Vedasi anche il giudizio su N. Bixio che ne dà il Croce
in "Storia d'Italia dal 1871 al 1915", Laterza, Bari, 1962, p. 2-3.
Sull'attività marittima l're-unitaria è interessante il volume di P. Manuele, Il Piemonte sul
mare Edizioni L'Arciere, Cuneo, 1997. Altra fonte adeguata per conoscere l'attività marittima
l're-unitaria è il volume di D. Sertorio, Vele Sarde ilei mondo (1838-1854), Edizioni Tigullio,
S. Margherita Ligure, 1997.
Numerosi dati sulla marina velica genovese si possono trovare nel voi umetto Velieri di
Camogli pubblicato a cura dci Museo Marinaro 'Gio Bono Ferrari' dalla Sagep, Genova, 1997.
Per conoscere la strumentazione del tempo, vedasi Gli strumellti dei velieri di Camogli, a cura
di Pro Schiaffino, per lo stesso Museo, Nuova Editrice Genovese, 1993.
(13) Croce, Storia d'Italia, cit., p. 5-6.
(14) Come riporta Manuele, cit., p. 136, "Fin dai tempi di Emanuele Filiberto, la lingua
ufficiale del Regno di Sardegna e della Marina era l'italiano, lingua nella quale di norma erano
scritte le leggi. Poiché la maggioranza della nobiltà e della borghesia, e quindi anche degli ufficiali
di Marina, conosceva meglio il francese dell'italiano, i regolamenti, le ordinanze e la corrispondenza
a carattere pubblico erano redatti indifferentemente nelle due lingue, accomunate dalla
presenza di frequenti errori di sintassi e d'ortografia.
"Col passare degli anni l'italiano prese il sopravvento fino a soppiantare quasi del tutto
il francese all'epoca di Carlo Alberto. Per quanto riguarda la lingua parlata, a bordo delle navi
gli ordini di manovra venivano dati in francese, ma l'idioma che permetteva a tutti di comunicare
era il dialetto genovese, lingua madre di gran parte dei marinai che veniva ben presto imparata
dagli ufficiali e dai sottufficiali provenienti dalle altre parti del Regno. Il linguaggio di bordo,
coma narra Vecchj, senza essere pudico, era in generale pulito: la bestemmia venne introdotta
solo nel 1860 dalle leve toscane e romagnole; il turpiloquio l'anno seguente da quelle napoletane".
Ancora nel 1838, da Genova si scrive a Torino, ma in francese, per conoscere quale nome
dare alla corvetta in costruzione e prossima al varo al cantiere della Foce, e che sarà poi
l'Aquila. Non è fuori luogo ricordare che anche Cavour, Ministro della Marina dopo il 1848,
si rivolgeva all'ammiraglio d'Anvare, U. di Comandante Generale della R. Marina, scrivendogli
in francese. ( ... )
Per quanto riguarda gli ordini di manovra a bordo delle navi, il comandante Persano ( ... )
era uno dei pochi, se non il solo, o almeno un precursore, che li dava in lingua italiana". (Vedasi
T. Moro), La Campagna navale della Marilla Sarda ÌlI Adriatico negli anni 1848-1849 relazione
presentata al Convegno di Storia Militare Adriatico 1848: ricerca e significato della contrappo-
sizione marittima, Venezia, 25 settembre 1998.
(15) A.V. Vecchj, Storia gellerale della Marina Militare, Livorno, 1915, voI. III, p. 309.
(16) Per la presente relazione si sono consultati i volumi pubblicati dei Documenti
Diplomatici Italiani (in avanti D.D.I.) ma non i documenti dell'Archivio Storico del Ministero
degli Esteri; la consultazione dei documenti è stata fatta solamente per quelli conservati presso
l'Archivio dell'Ufficio Storico della Marina Militare, come sarà specificato più avanti.

