Page 192 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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La distruzione delle speranze  143


               Nel maggio la brigata dei granatieri fu mandata in tutta fretta ad arginare l’irruzione
            austriaca nel Trentino. Nel combattimento del 30 maggio sul Cengio lo Stuparich si
            trovò circondato nella posizione che doveva difendere ad oltranza. Gli caddero intorno
            quasi tutti i suoi uomini: le munizioni vennero a mancare. Se cadeva prigioniero, l’at-
            tendeva la forca austriaca: preferì uccidersi.
               Dal suo testamento, scritto nel primo periodo di guerra, si levò l’ultima sua invoca-
            zione alla madre.

                 (3 luglio ’15). Mamma mia, mamma mia, morirò senza prima essermi espresso la
               tua grandezza, prima d’aver narrato la tua grande storia solitaria, anima mia?
                 Se cerco di cominciare, di ricordarmi, mi sento così terribilmente soffocare da
               rimpianto e rimorsi che devo lasciare andare, perché sento che il mio cuore non
               resiste a tanta passione; devo scuoter proprio la testa, respirare con forza. Oh, se ti
               potessi rivedere e raccontarci insieme la nostra vita lontana; poi d’altro non m’impor-
               terebbe; ancora una volta stare assieme e raccontarci. La mia realtà, la mia possibilità
               di vivere non sei che te, sei la mia aria, il mio pane, la mia intelligenza; colle tue
               mani esili e delicate m’hai strappato ai dolori e alle malattie, col tuo sorriso hai fatto
               la pace della mia anima, coi tuoi dolori hai fatto la serietà e il pudore della mia vita.
               Oh mamma, perdonami le vanità che troppe volte mi ti fecero trascurare, perdonami
               le durezze, le irriverenze. Sono il tuo Carlo che nelle convalescenze menavi al sole e
               al mare, che fu stretto alla tua tenerezza, che la prima volta che s’allontanò da te a
               studiare pianse solo in camera ed aveva 19 anni!
                 Sono il tuo putel, sempre putel, che guarda con occhi incantati il male e lo riceve come
               viene, Luli. Mamma gli regala libri, tanti libri, perché sa che sono suo unico dono.
                 Mamma, mamma tu che patisti più degli altri, non t’è salvata una grande gioia, non
               ti dev’essere salvata, perché se no dov’è la giustizia? e quale sarà questa grande gioia?
                 Dio ti salvi, mamma piena di grazia .
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               In questa consumazione del nuovo romanticismo triestino nel fuoco della guerra
            l’aveva preceduto Scipio Slataper, figura più forte: impetuosa addirittura e travolgente,
            che poi a poco a poco per un continuo interiore martellamento si condensò, si raccolse,
            si piegò a disciplina, ma pulsava d’un’energia inesausta, ignara di soste e di stanchezza.
            Il turbine esterno si ripiegò in intimo vigore.

                 Quando io scrivo, o almeno il più delle volte che io scrivo, io sento una specie di
               martello nell’anima, che è ritmo ma anche volontà, tan, tan, tan. Le cose che s’af-
               follano alla bocca per uscire si schierano e s’ordinano secondo quel ritmo, e escono
               fredde come affermazioni e comandi. Tan, tan, tan. Puoi camminare dove vuoi, ma
               io poi ti rimetto a calci sulla strada che io ho fissata. Tan, tan, tan. È come irreggi-
               mentare e far marciare al fuoco col sorriso negli occhi una massa di gente che non
               vorrebbe assolutamente fare gli eroi .
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               Diceva d’esser slavo-tedesco-italiano, e d’aver dello slavo le nostalgie strane e una
            sentimentalità bisognosa di carezze, di compiacimenti, di sogni; del tedesco l’ostina-
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