Page 197 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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148   Momenti della vita di guerra

               È il fatto che quasi sempre si ripete nei primi eroi ibseniani: che essi sono presi
             tanto sul serio, è data a loro l’esclusiva verità che essi rovinano per una causa esterna,
             la bugia dell’ora. E ciò andrebbe benissimo, almeno artisticamente. Ma nello stesso
             tempo l’occhio del poeta vede più profondamente la realtà; e, rappresentando l’eroe,
             egli ne scopre il difetto intimo, che ne rende inevitabile la caduta. L’intenzione intel-
             lettuale è superata dall’arte effettiva… .
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             Verso la fine dell’opera il poeta italiano sentì quasi l’incubo di questa dura medi-
          tazione luterana, che scava sempre il peccato e la perdizione nell’umana natura. E si
          rivolge con tutta l’anima, come per salute, al poeta solare, a Shakespeare olimpico e
          vasto come il mare.
               Riprendete Shakespeare. Ma vedetelo questo poeta felice, che lascia scorrazzar
             per il mondo tutti i suoi, senza una preoccupazione, senza timore di dispersione! Il
             buon pastore non tien serrate le sue pecore intorno all’arido masso su cui è seduto,
             ma fa che bruchino libere per i monti, ognuna cercando l’erba che le piace. Vivete
             padroni la vostra vita, fratelli miei! Andate alle vostre faccende, ai vostri amori e ai
             vostri dolori, spavaldi, forti, percossi, incerti, ridicoli, bestiali, delicati, con tutta la
             vostra succosa e piena possibilità. Disperdetevi per il mondo. Il poeta vi vuol bene
             così come siete. Egli è solo amore per voi. In voi egli si dà tutto; non lo ritroviamo
             più in voi, Shakespeare, il poeta, perché in voi è scomparso e s’è identificato con la
             vostra vita. Tanto egli era fidente di sé, del genio che sapeva richiamar a un tratto
             con sorridente voce tutte le sue creature a raccolta! Da qualunque posto della terra,
             dal più intricato groviglio, dal più remoto oblio egli vi sa ripescare e dimostrarvi che
             ancora e sempre siete al vostro posto, nell’organismo della sua amorosa legge. Dalla
             bettola alla reggia, dal talamo al campo di battaglia per lui è un palpito d’occhio
             sereno. Che importano le «unità» quando c’è unità d’amore? Ogni momento e ogni
             aspetto porta con sé tutto il tempo e tutto lo spazio e la sua valigia è «piena di canti».
             Com’è «cattolico» questo suo amore, com’è caldo di grazia! Ha le braccia di un dio,
             questo sconosciuto uomo. Il suo regno è grande e ogni vizio e ogni virtù ci ha libero
             accesso, perché vizio e virtù si coordinano nella fede interna, sicura, essenziale. La
             vita, fatta, è veramente santa .
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             Scatto di poeta, felice individuazione di una poesia. Ma nel campo etico questa
          contrapposizione e sopravvalutazione del momento cattolico al protestante non soddi-
          sfa, e lascia perpetuo l’antagonismo che andava risolto Scissione che risale ai primordi
          della riforma, quando dello spirito cristiano furon possibili due concezioni unilaterali:
          e il protestantesimo ravvivò il motivo paolino-drammatico dell’elezione di della grazia,
          predestinazione, della pervicace radice del male nell’uomo, sanabile solo da un’arcana
          azione divina; e il mondo latino anche nei riformati italiani, visse il momento giovan-
          neo della carità, che fiorisce nella coscienza quietistica della grazia in atto.
             Il problema è nella sintesi dei due motivi: perché il momento paolino-luterano nei
          suoi ultimi sviluppi essicca la carità di prossimo pur celebrata da Paolo, e il momento
          giovanneo della carità quietistica nel suo sviluppo è portato ad uccider la coscienza del
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