Page 199 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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150   Momenti della vita di guerra


             Da questa posizione uscì risolutamente, in coerenza col suo stesso pensiero, per
          un’intuizione storica finissima. Sentì che la guerra balcanica, scoppiata nell’autunno
          del ’12, era la fine dell’Austria. Sentì prima di tutti lo scricchiolio della rovina. Capì
          che l’Austria, a cui veniva tagliata l’espansione in Oriente, non poteva chiudersi, come
          una nazione omogenea, in atteggiamento d’attesa anche per una o due generazioni. Le
          veniva meno una condizione essenziale d’equilibrio.
             Scriveva il 3 novembre del ’12:

               Capisci che è l’avveramento di quei miei sogni che mi facevano scrivere «presi-
             dente della confederazione balcanica». È la morte definitiva di Bismarck, l’incarcera-
             mento dell’Austria, la nascita della potenza sud-slava, la nuova grandezza dell’Italia.
             L’Italia non è mai stata così piena e bella e sicura come in questo momento. L’Austria
             e la Germania devono rivolgersi a lei. Ed è, sopratutto, la fine della Turchia .
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             La decomposizione dell’Austria venne con la prevista celerità. Allo scoppio della
          guerra europea lo Slataper, che era lettore d’italiano ad Amburgo, fuggì in Italia. E fu
          per l’intervento italiano, e dopo l’intervento partì volontario nei granatieri ai primi del
          giugno ’15. Dopo pochi giorni, cadde ferito. Nell’autunno era guarito e s’apparecchiava
          a ritornare: questa volta, ufficiale in un reggimento di fanteria.
             Tutto, sulla via dell’offerta, gli diventava facile e semplice. Aveva lasciato la moglie
          prossima al parto: e quasi per serenarla le descriveva l’arrivo dei vecchi soldati al reggi-
          mento.

               (Caneva, 12 ottobre ’15). Ieri sono arrivati i 600 richiamati della classe ’84 del
             nostro reggimento. Tutti padri di famiglia. Li vedevo sfilare, gravi sotto lo zaino,
             insaccati nelle monture distribuite a casaccio. Buio. Salivano la scala e cercavano il
             loro posto sulla paglia degli oscuri solai dove l’abbiamo accantonati. Pensavo che
             somma di affetti, interessi e speranze essi trascinavan con sé, stanchi della marcia.
             E pure obbedienti e calmi come se sapessero che bisogna rassegnare la propria vita
             nelle mani di qualcosa che val più di loro. Questo è l’entusiasmo vero, non quello
             dei giornali. Il popolo italiano, checché ne dicano i cantastorie, è un popolo calmo.
             Forse anzi la calma, intima, profonda, quasi religiosa, è la sua vera qualità. È un
             popolo che sa rassegnarsi. È un popolo paziente, sano, contadino. E in questo io mi
             sento assai italiano .
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             In un’altra lettera, sotto un’apparente calma circola un pensiero di morte, in una
          ricapitolazione della sua vita.

               (Caneva, 15 ottobre ’15 sera). … Io sono contento perché se sarà proprio così il
             bimbo nascerà calmo e tranquillo. Forse potrò esserti vicino. Ma non farti troppe
             illusioni. Ti dico soltanto questo perché tu sappia ch’io capisco il mio doppio dove-
             re, e che volontario – non farò di tutto per andare al fronte all’impazzata, come un
             ragazzo. La mia vita a me m’importa abbastanza, ma non molto; ma la mia vita è
             anche la tua ed è anche quella del piccolo – e allora m’importa assai. Non inquietarti,
             amore mio. Le cose devono andar bene, sono sicuro. Anche se non sento ancora la
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