Page 203 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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154 Momenti della vita di guerra
1915 . Si sentiva discepolo di quei cattolici della vecchia destra che avevan fatto laica
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l’Italia, e insieme insisteva nel differenziarsi dai modernisti italiani, anime incerte e
perplesse.
Il tempo delle soavi meditazioni alla luce delle vetrate multicolori, delle snervanti
conversazioni in un’atmosfera di misticismo sentimentale, dei carteggi pieni di cose
oscure e inconcludenti, ove il romanticismo modernista ha cullato per troppo tempo
molti nobili spiriti, è passato irrevocabilmente. E peggio per chi non lo sente.
La neutralità, l’arbitrato, gli appelli e le leghe dei neutri, i referenda pacifisti rientrano
fra quelle nebbie… Il nostro posto non è dietro le tracce di non so qual medioevale
pellegrino che va a «proporre a Roma il nostro caso di coscienza», sì in questo «secolo», a
vivere a faticare, anche a costo di peccare, per potere fare lo sforzo di rialzarci, a lavorare
per noi, per la nostra donna e pei nostri gli… Né Franco Maironi, né Daniele Cortis son
più il nostro ideale: poveri malati che avrebbero forse sottoscritto l’appello per la lega dei
neutri. Il nostro ideale è un uomo vivo, è un cattolico libero, è un poeta popolano che
ama la giustizia più d’ogni altra cosa al mondo, esce dalla sua bottega, piega la fronte al
Dio delle sue cattedrali, si mischia al popolo che dalle officine, dai sindacati, dai campi
accorre verso le frontiere, guida al fuoco il proprio drappello contro il nemico che non
odia, per la difesa di tutte le bellezze e di tutte le libertà che ama: è Charles Péguy, ieri
assorto nella luce della vita .
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In questo spirito che vuol essere popolano si spiega il risveglio del mazzinianesimo, e
la netta opposizione alla politica cruda di potenza prevalente dopo il 1870. Dal 1908 con
l’annessione della Bosnia la Triplice è in crisi. Il Vajna sostiene un nuovo indirizzo. L’Italia
operi nel mondo secondo lo spirito che l’ha costituita. Assuma il patronato dalle nascenti
nazionalità, sopratutto nella Balcania. Una nazione vale per la tradizione che rappresenta.
Cessi l’Italia d’esser trascinata dalla politica delle alleate, non si disvii in avventure colonia-
li (il Vajna aveva preso posizione contro l’impresa libica e sosteneva che si dovessero dare le
isole egee alla Grecia), poiché quella politica era fatta per incatenarla alle potenze centrali.
Un processo di formazione di nazionalità era in corso nei Balcani. L’Italia deve favorire
la confederazione balcanica, compiere per quella penisola l’opera di Napoleone III per
l’Italia, senza gli errori che tolsero a quell’imperatore i frutti dell’opera. La sete di giustizia
deve produrre forze capaci d’arrestare le bramosie d’impero. L’Europa deve assumere un
volto diverso da quello impressole dal Bismarck. Scriveva nel giugno 1914:
Un grande spirito mazziniano e garibaldino, che fu nelle sue scaturigini libera-
mente cristiano, può ancora ripassare per questa nostra Italia nel mondo. E non
badiamo alla lettera che invecchia… sì al significato che vi giaceva dentro… Cin-
quant’anni di vicende politiche e sopratutto sociaIi non devono esser passati invano,
noi giovani vorremmo raccoglierne tutti gli ammaestramenti. Né guerra né rivolu-
zioni sono per noi «l’unica igiene del mondo», come socialisti e nazionalisti vanno
predicando con bella gara. Sentiamo che né la violenza armata di classe né quella
per nazione son quanto più urge, ma l’altro termine troppo trascurato del binomio
gettato nel libro dei Doveri: educazione. Cioè sublimazione paziente e costante di
tutte le energie religiose, morali, economiche, di noi stessi, di chi ci sta più vicino,

