Page 208 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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La distruzione delle speranze  159


            il nazionalismo si trasforma da indirizzo di politica, sopra tutto estera, in ardore quasi
            fanatico, che par non osi articolarsi in un pensiero e in un principio. Notevole fra gli altri
            il gruppo dei giovani formatisi a Firenze attorno ad Ermenegildo Pistelli e a Luigi Bertelli.
            Una tensione di volontà sopra tutto.

                 La via che noi dobbiamo percorrere è aspra, dolorosa e lunga: lo so, e meglio, ora,
               di qui, me ne avvedo: ma il cammino nostro è ormai fatalmente segnato, e la grande
               opera, oramai iniziata, e, ciò che più conta, iniziata bene. Di qui non si torna addie-
               tro: ma si andrà ancora avanti, sempre più avanti fino alla vittoria .
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               Così scriveva sul punto di varcar l’Isonzo presso Plava Giulio Luigi Passerini: un
            anelito di marcia verso un orizzonte indefinito.
               Talora in questi giovani piace la signorilità d’atteggiamento. Jacopo Novaro , fau-
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            tore dell’intervento italiano, si sdegna delle gazzarre scoppiate all’università di Roma
            contro il professor De Lollis che, fautore della neutralità, doveva così nobilmente com-
            portarsi in guerra. Il Novaro avvampa di sdegno quando lo scultore futurista Boccioni
            si presenta all’università vestito da pagliaccio tricolore a far propaganda per l’intervento.
            Né si lascia commuovere molto dalla sagra di Quarto. Cercava polle più profonde di
            patriottismo.
                 (Roma 10 maggio ’15). … Capisco l’impressione di Genova! Ma per fortuna certa
               schiuma parolaia del 5 maggio, come pure di deputati che incominciavano ad agitarsi,
               non sono lo specchio dell’anima italiana… E tanto più il mio ottimismo si allarga e si
               rassoda, in quanto è il frutto di tanti fatti singoli, a prima vista insignificanti, ma che
               presi insieme, nella stessa misura in cui le incomposte e urbanissime dimostrazioni
               piazzaiole lasciano una scia di sconforto, empiono l’anima d’una contentezza
               sommessa e calda, capace di suscitare in noi le migliori energie.

                 Per es.: ogni qual volta per le vie transitano soldati, immancabilmente hanno un
               seguito. Tutte le età tutte le classi vi sono rappresentate. Non una parola, non un
               grido. Si respira nell’aria un fremito leggiero di intima commozione. Non è la folla,
               è il singolo individuo che accompagna i suoi soldati: ai fianchi la gente si arresta e
               guarda con curiosità intenerita e fidente. Ma se assieme ai soldati passa la bandiera
               del reggimento, è un rispettoso unanime levarsi di cappelli. Non un’eccezione. 133

               Per il suo spirito più aggressivo il nazionalismo era andato reclutando, fin dal suo
            nascere, molti irredenti: o italiani che delle «isole» italiane d’oltre frontiera sentivano
            la situazione difficile; come per es. i fratelli Salvioni, oriundi svizzeri, che tendevano a
            consolidar l’italianità fra i nuclei ladini, Spiro Xydias e Ruggero Fauro che all’aggres-
            sività slava volevano contrapporre un’aggressività italiana. Nella mischia della terra di
            frontiera si smarriva la linea classica del principio della nazionalità, che pure nel secolo
            precedente aveva avuto tanto peso, e, per così dire, la forza delle trombe di Gerico, da
            indurre l’Austria prima di cedere, senza disperate resistenze, i domini d’Italia, poi a ri-
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