Page 210 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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La distruzione delle speranze 161
Rievocando il Battisti, si commoveva per un ingenuo slancio garibaldino dell’Abba:
Ma anche dinanzi al nome dell’imperatore mi corrono alla mente non parole fero-
ci, ma alcune parole di Abba, il quale scriveva un giorno accennando ai trentini che
attendono la liberazione della loro terra: «Ma che gl’Imperatori non comprendano
quale gran gloria verrebbe loro dal muovere un giorno cavalcando attraverso quelle
terre, e venire incontro a questi grandi esuli, e dir loro: “Pace! Eccovi le terre vostre:
ve le rendiamo per il vostro lungo dolore”?» Questo è lo spirito degl’italiani. Altre
sono le armi dell’Austria .
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Del Battisti martire lo commoveva la personalità in alto rilievo, il giganteggiare sulla
massa in cui ogni lineamento, durante la guerra, pareva perdersi: il Battisti era ancora
un uomo del Risorgimento. Il Castellini provava il desiderio della distinzione dell’in-
dividuo: che è il segno della vita morale, poiché la pura storia di massa par degradare
al livello della storia naturale e in questo difetto di rilievo egli presentiva il fallimento
ideale della guerra.
Finalmente in questa triste guerra nella quale ogni ferocia del passato è superata,
nella quale tante fedi e tante teorie son messe a dura prova dai martirii piú orrendi,
finalmente sorge fra i combattenti anonimi, fra i mille eroi oscuri, un uomo ed un
nome e ridà alla guerra la sua santità e alla patria, al di sopra della strage, l’eroe…
Giganteggia fra tutti questo soldato, che seppe conciliare, come nessun altro, socia-
lismo d’amore e nazionalismo di giustizia, e che ci additerà in avvenire la via della
verità .
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Il Castellini vive una penosa evoluzione. Si volge ad una più umana concezione
della vita, senza però rinnegare né gl’ideali né i doveri sentiti. Ma la giocondità iniziale
si dissolve nella visione del dolore.
Lo scoppio della guerra europea lo aveva colto all’estero. Era rientrato immediata-
mente in patria, pensando a Trento e a Trieste.
Certo io non sono stato mai così giovane, cosí ingenuo e cosí sincero: il desiderio
della guerra mi ha dato piú volte le lagrime; ogni pensiero è stato per i soldati; la chiusa
piazza d’armi m’è sembrata vasta come un campo sterminato; ogni altro sogno è svani-
to: un brivido pensando a Trento e a Trieste che ci attendevano finalmente in armi .
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Nella sua crudezza la guerra reale gli dà invece angoscia, perché reprime e deprime
la fantasia: subentra una realtà nuda e scabra senz’alone di fantasmi.
(Passo delle Cirelle, luglio ’15). Ma questa sera sento che questi ricordi non m’em-
piono di poesia, mentre mi facevano l’animo riboccante nei mesi della vigilia. Sono
ricordi che mi piacciono per un vecchio abito intellettuale non ancora smesso, ma
sono ancora meno vivi di allora. Questa sera, confessiamolo, tremo di nostalgia .
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