Page 213 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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164   Momenti della vita di guerra


          prova di ciò di cui è capace. Fa propaganda per l’intervento italiano fra gli studenti, in
          nome di tutte le ribellioni, in uno spirito che rasenta il futurismo.
               E con quello stesso spirito con cui Marinetti lancia contro la tradizionale lette-
             ratura le sue prose e i suoi ritmi forsennati, le plebi si rivoltano contro i loro capi,
             e i giovani negli Atenei si agitano contro i professori trapassati. Lotta fra lo spirito
             nuovo e lo spirito antico: ecco la profonda crisi dell’anima italiana .
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             Piú che una motivazione riflessa e ponderata egli offre al suo pubblico (era giornali-
          sta, in un giornale di studenti) tutte insieme le motivazioni per cui si poteva chiedere la
          guerra. Lo agitava piu l’istinto che la ponderazione politica. Ai socialisti offriva, ricapi-
          tolata, la tesi del Mussolini, allora direttore dell’«Avanti».
               La storia dell’evoluzione sociaIe ci dice che il cammino degli uomini è diretto
             verso una sempre più vasta sintesi di genti eterogenee. Negare il valore delle nazio-
             ni è come spezzare un gradino della scala, è come voler imporre una soluzione di
             continuità al moto eterno. L’internazionale si dovrà costituire sulle nazioni, poiché
             soltanto un popolo libero in libera terra potrà liberamente avanzare verso le riven-
             dicazioni future. La guerra presente è la guerra di liberazione degli oppressi, guerra
             contro l’imperialismo piú selvaggiamente calcolatore. L’intervento armato dell’Italia,
             potendo decidere le sorti della guerra in favore delle libertà nazionali per tutti i po-
             poli, è nell’interesse del proletariato, non solo italiano, ma di tutto il mondo, poiché
             offre in ultima analisi il terreno più adatto per frutti care. Il proletariato italiano
             deve, quindi, prendersi l’iniziativa della guerra, corrispondendo essa ai suoi fini .
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             Ai patrioti offriva la tesi che allora aveva rimessa in circolazione il Salvemini:
          della storia del Risorgimento come piccola storia, non sufficientemente irrorata di
          sangue: dell’unità, dono piú di una propizia fortuna che meritato acquisto degl’i-
          taliani: del Risorgimento, opera di minoranze contro l’apatia della maggioranza.
          Questa tesi germinata dall’incapacità del materialismo storico di apprezzare in sé la
          grandezza morale, senza la statistica empirica delle bigonce del sangue versato e il
          computo degl’interessi (aveva una speciosità facile ed era destinata a correre per tut-
          tele riviste e i giornali, e a far denigrare dagl’ignoranti l’opera dura del Mazzini e del
          Cavour), questa tesi serviva di base al Marconi per un’argomentatione moralistica
          di stile vociano:

               Doversi con la guerra compiere la non ancora raggiunta unità e nazionale, cemen-
             tare col sangue l’amore per il suolo patrio. Poiché solo un grande sacrificio puo darci,
             può avvivare, può esaltare un grande amore, e procacciarci un duraturo rispetto .
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               Noi similmente chiediamo per l’Italia una grande tragedia: una grande gioia o
             un grande dolore, una energia tragica da valorizzare per aumentarci, per elevarci .
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               Dalla rivolutione di Lutero alla guerra odierna, fu ognora una lotta tenace, fredda:
             essi (i Tedeschi), sono un popolo grande.
               I Francesi hanno combattuto e insanguinato la terra madre per la conquista dei
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