Page 209 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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          conoscere la nazionalità magiara. La disperata resistenza dell’Austria nell’ultima guerra
          si spiega sopra tutto con la mischia delle nazioni oltre il loro stesso limite, per vero non
          sempre definibile con precisione.
             Vi fu chi tentò di saldare insieme il patriottismo della tradizione del Risorgimento
          e il nazionalismo nuovo. Ma la prova della guerra scosse profondamente l’aggregazione
          eclettica. La figura di Gualtiero Castellini  riassume questa tendenza. Nipote del mag-
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          giore garibaldino Nicostrato Castellini caduto nel 1866 a Vezza d’Oglio, imparentato con
          Scipio Sighele, aveva aderito al nazionalismo come a un movimento che dovesse ridestare
          le forze patriottiche per la rivendicazione delle terre irredente. Perciò dentro il partito era
          in contrasto con i triplicisti ad oltranza, che nell’agosto ’14 avrebbero voluto scendere in
          campo a fianco agl’imperi centrali. Voleva riversare entro il partito le memorie e le tradi-
          zioni del Risorgimento e in parte a lui, e ad una sua non felice biografia del Crispi, si deve
          l’idoleggiamento del segretario di Garibaldi (che fu fino alla fine uomo di spiriti radicali-
          democratici) da parte di un partito orientato verso altre mete. Nella lotta contro l’Austria
          si associò al socialismo di Cesare Battisti, che gli fu amico. Non approvava gli atteggia-
          menti dell’ala estrema del suo gruppo, e nel corso della guerra mise via le pregiudiziali di
          parte, per considerare umanamente la guerra, nell’aspetto realistico-doloroso.
             «La fede non muta – scriveva dinanzi agli orrori d’Oslavia e del Podgora – la visione
          della necessità non si spegne, ma l’esperienza della guerra, quella che ha nome Tolstoj
          e Zola; la “verità” anche se non diviene e non deve divenire dottrina è questa».  E nel
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          corso della guerra l’umano senso democratico-garibaldino andò poco a poco prendendo
          in lui il sopravvento sulla dottrina nazionalistica.  Nè la vastità paurosa della guerra
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          moderna riduceva ai suoi occhi la grandezza (poiché la grandezza nella storia degli uo-
          mini appartiene allo spirito, non alle cose) delle guerre dei padri.
               (18 agosto ’15, ad un’amica). La guerra moderna è questione di pazienza e di
             estensione nel tempo, nello spazio, negli sforzi. Dal Risorgimento in poi quale im-
             menso mutamento! Ci penso spesso: allora grandi risultati – negativi e positivi – in
             pocgi mesi. E a me pare che malgrado tutto rimarranno maggiori i nostri padri .
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             Così avrebbe detto anche un greco della guerra peloponnesiaca rievocando i mara-
          tonomachi.
             Quanto egli (allo scoppiar della guerra s’era arruolato fra gli alpini) inviato sul Tona-
          le passa per Vezza d’Oglio, una regione familiare gli commuove il cuore.

               (30 agosto ’15) Quindi passaggio fulmineo per Vezza e per via Nicostrato Castel-
             lini. Ma potete pensare con quali occhi guardavo Vezza, Incudine, Stradolina, tutti
             posti che conosco e dove tornerò certo… Chi sa per quale mio merito m’è dato di
             ritornare dopo 49 anni in luoghi che erano allora sacri al dolore dei Castellini, che
             oggi, allontanandosi il tempo, sono sacri unicamente alla gloria. E perciò a me rima-
             ne solamente la divina fierezza di ricominciare nella stessa valle – Dio mio, in quali
             proporzioni di umiltà e senza sacrifizio – l’opera che fu allora incompiuta .
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