Page 211 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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162   Momenti della vita di guerra


             Ai posti avanzati su una cresta alpina soffre per la continua riflessione che il luogo
          solitario gli consente.
               … il mio vecchio attendente Soppelso mi ha dato una gavetta di rancio caldo at-
             traverso una fessura della tenda, e ho mangiato in silenzio. Quando avremo il cambio
             anche noi? Ho bisogno di vivere vicino alla guerra piu grande piú viva, di non essere
             solo con i miei pensieri .
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             La guerra non è piu entusiasmo, è divenuta languore, smarrimento.
               (12 luglio ’15, ad un’amica). Niente posta, niente notizie, un lento inebetimento
             per cui non si vive che della piccolissima guerra delle nostre trincee. È strano come
             sono diminuito d’intelligenza. Ho rarissime nostalgie o percezioni da uomo che sa
             ragionare e scrivere.
               Due o tre: alle volte m’affaccio alla feritoia delle nostre mitragliatrici, in pieno
             mezzogiorno, che guardano su un terreno verdissimo, di 2000 metri fra le trincee
             nostre e quelle nemiche. È un terreno bellissimo, ma dà una sensazione atroce di
             silenzio e di santa pace. Dall’altra parte, dalle trincee onde sparano, certo, c’è qual-
             cuno che guarda in egual modo questo deserto e questo silenzio in mezzo. Il primo
             che oserà varcarlo riempirà di grida, finalmente, quel silenzio atroce e di movimento
             quel deserto. Per me la guerra oggi è qui, in quel terribile spazio che è la sosta fra noi
             e loro .
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               (10 settembre ’15). Guerra di metri di conquista, di tempo e di milioni d’uomini.
             Non è piú un episodio della vita, ma il destino d’una generazione .
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             E dichiarava all’amica:

               (12 settembre ’15). Cara amica, come mi piacciono le sue lettere, per il senso d’u-
             manità che spirano. Io, benché nazionalista, non sono una bestia feroce, e mi piace
             che si comprenda come l’eroismo umile e diffuso di questa guerra consista nella me-
             ravigliosa pazienza che hanno sopra tutto i miei alpini, vivendo mesi e mesi isolati su
             nella vetta, nella solitudine materiale, nella nostalgia morale, nel pericolo continuo,
             tutte cose che equivalgono un attacco alla baionetta .
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               (17 novembre ’15). … mi struggo per i soldati ancora piu in alto di noi e meno
             riparati, che hanno spesso come temperatura 28 e anche 29 sotto zero. In questo
             sono troppo poco «guerriero» e troppo tolstoiano .
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             Rinnegava ciò che il suo entusiasmo aveva d’egoistico. Non come il tolstoiano prin-
          cipe Andrea, a cui ritornava col pensiero, davanti alle nubi correnti sul campo di bat-
          taglia, ma dinanzi all’infinito dolore umano. Si chiudeva nell’azione, rinunziava alla
          propaganda giornalistica. Scriveva all’amica:

               (20 novembre ’15). Da tre giorni apro il giornale e trovo – ogni volta – un amico
             caduto. Che cosa vuole, io ho il coraggio di confessarle che mentre lo spettacolo
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