Page 239 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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sono sparite. Occorrerebbero quintali di polvere insetticida! Non ostante questo,
un raggio di sole e un pallido barlume di speranza ci solleva e ci fa benedire la vita!
Ricordiamo i parenti e le persone care! 41
Ma questo sorriso di ricordi, quando scende a riposo in un casolare, diventa il tor-
mento lungo della nostalgia. Scriveva alla sorella:
Seguita una pioggia minuta silenziosa, ed i guizzi di questo fuoco, che arde vicino
a me, mi fanno pensare ai tempi felici trascorsi, mi fanno vedere delle facce amiche,
che appaiono e scompaiono col sussulto della fiamma e mi cullano nel mio abban-
dono. Mi assopirei nei miei sogni se ogni tanto non fossi richiamato alla realtà da
qualche shrapnel che scoppia non lontano dal mio cascinale… Ricordo con nostal-
gia le domeniche passate in famiglia, ed anche quelle trascorse fuori della mia casa
assieme a persone amiche. Quale differenza adesso! Basta, non ci pensiamo, perché
troppo doloroso è il ricordo… Manda ancora qualche guizzo la fiamma sul silenzioso
focolare avvolto nella penombra, e la pioggia continua ancora silenziosa e fredda.
Un’ondata d’affetti sugge l’anima mia, e pur tormentandomi mi richiama alla vita. È
tanto tempo che non ricordo più che cosa sia la vita! 42
Le stesse sofferenze, le stesse nostalgie nel De Vita, animo semplice e buono, che per
tanta parte può rappresentar la media dei nostri ufficiali.
(27 luglio ’15). Mi si rizzano i capelli, alla sola idea di poter essere in famiglia!
Passare una serata in teatro! sentire una qualsiasi musica che non sia il rintrono della
tenda sotto l’acqua! Dio! Dio! Ieri, per incontrarci con altri ufficiali, uscimmo sulla
strada. Mi si strinse il cuore. Lasciato libero, per essa verrei a riveder le stelle .
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Nella morsa del dolore e della nostalgia per un momento perdono significato i mo-
tivi e le ragioni della guerra: paiono una bestemmia nell’ordine di natura.
(6 agosto ’15, alla sorella Giovanna). Non si erra se si dà un’anima e della vita a
qualche nuvoletta, che indisturbata, candida, composta, ha il privilegio di dominare
questi panorami: forse son suoi. Ma essa è troppo egoista: viene verso cotesti luoghi e
non ricordo mai di aver sentito: «Vuoi venir con me? ti avvolgo, ti nascondo, e, men-
tre tu schiacci un sonnellino ti trasporto lì, a Scatigna ove c’è tua madre, o alla Pian-
tata da dove tu manchi». Almeno che portasse costà i miei saluti! Anzi la sua rude
indifferenza sembra che accenni a dei rimproveri. «Quanto è piccolo il tuo cervello!
come son misere le tue vedute! Vicino alla grandezza del creato che vale sacrificarsi e
perire per l’ambizione, per l’idea del possesso? Confine? Perché tanto schiavo di tale
parola? l’ho forse inventata io? Non devi meravigliarti quindi se godo! Il vento che
è il mio pensiero, il mio libero arbitrio, mi conduce ovunque, nella solitudine, nella
confusione, nella gioia, nel godimento. Dio, la natura, m’ha creato per essere libera e
per godere: e lo sono. Il mondo è di tutti e di nessuno. Tutti possono vagare e godere,
nessuno può dire: “Questo è mio”. Vivete, godete, moltiplicatevi, c’è il gran Dio che
provvede». Hai ragione, sì, nuvoletta cara, mah! Ha colpa il Kaiser?… si sente puro
«davanti a Dio e alla storia!» .
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