Page 241 - Momenti della vita di guerra - Dai diari e dalle lettere dei caduti
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          il discrimine del bene e del male, trovando tutte le situazioni spinte all’estremo, pare
          facilmente rinunziare ad ogni reazione di volontà e abbandonarsi all’inerzia.
             Ma il combattente anche nella sua depressione aveva scatti di ripresa. Il De Vita sul
          punto di ritornare alla fronte, sperava ancora in un qualche frutto del sacrifizio.

               (20 marzo ’17). Speriamo che la nostra imminente entrata in linea segni l’epilogo
             delle nostre sacre aspirazioni. Più che coraggio, il nostro è cieca rassegnazione alla
             volontà divina. Da voi, religiosissimi per eccellenza, io richiederei maggior fiducia e
             sottomissione .
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             Quando il comandante della seconda armata, il generale Capello, in una grande
          parata giurò sulla bandiera di condurre i suoi soldati alla vittoria definitiva, ancora una
          volta il brivido dell’entusiasmo militare scosse il De Vita, che annotava nel suo taccuino:

               (29 aprile ’17). M’ero commosso quando il generale, dopo aver tenuto una con-
             dotta democratica con tutti, ha ripetuto le parole di un soldato per dimostrare come
             è unica l’anima nostra d’italiani, e quando ci ha promesso con giuramento sul tri-
             colore di portarci alla vittoria quanto prima, impegnando il suo nome di cittadino
             e di soldato .
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              Ancora una volta il pensiero della vittoria lo esalta.
               (8 maggio ’17). Al solo pensarla ci vien la febbre dell’impulsività e dell’ardimento.
             Battere terreno nemico e sentirsi vincitori! Ma anche questa volta ci fermeremo? Vo-
             gliamo sperare di no, con tutta la forza dell’animo; e sarebbe un inganno, un tradimen-
             to se ci facessero patire ancora una volta senza portarci alla meta. Ma che siano sicuri ci
             risulta dalle promesse e dai giuramenti che ci han fatto sulla bandiera tricolore. E noi
             abbiamo una gran fiducia nei nostri capi. Mai come questa volta li ho conosciuti così e
             hanno meritato tanta ammirazione. Dal comandante d’armata e quello di battaglione
             si son sempre trattenuti con noi per farsi conoscere e per conoscerci .
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             La vittoria doveva essere anche la liberazione dal dolore, dall’angoscia, dalla nostal-
          gia. Non fu così pel De Vita. La battaglia del maggio 1917 sul medio Isonzo si concluse
          con un successo parziale. Il De Vita, colpito da una scheggia di granata alla vescica il 16
          maggio, agonizzò tre giorni all’ospedaletto da campo di Sant’Andrea e nell’agonia poté
          soffrire l’ultima sua delusione di guerra.
             Nulla attesta il tormento assiduo, il logorio degli animi, quanto certi brevi diari,
          con notazioni quotidiane, in cui rivivono anche i momenti fugaci. Uno di questi diari,
          trovato gualcito nella giubba di Eugenio Garrone , si riferisce ai giorni in cui il valo-
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          roso alpino fu trasferito in fanteria, sul Carso e s’interrompe con la battaglia carsica del
          maggio 1917.

               27 aprile. Castelletto; ricevo il telegramma di partenza per Brescia. Gruppo di Torino.
               28. Torino. Vercelli. Poche ore vissute come in sogno. Dio li benedica.
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